26 maggio 2016 – Hanno dato fuoco ad un gatto e si sono filmati durante la vergognosa bravata. Il micio, ustionato, non è fortunatamente morto, e sarebbe stato poi curato e liberato. A tradire i tre ragazzini responsabili del ferimento è stato il telefonino, dove durante un controllo delle forze dell’ordine è spuntato il video. La procura per i minorenni di Venezia ha aperto un’inchiesta.

LA CONFESSIONE. A raccontare alle forze dell’ordine quanto è accaduto in un pomeriggio del novembre scorso è stato uno dei tre giovani coinvolti, uno studente di 17 anni nato in Italia da genitori marocchini. Il filmato era conservato nella memoria del suo smartphone. Il video, della durata di un minuto e quattro secondi, era stato girato nel cortile dell’abitazione di un amico del proprietario, uno studente vicentino di 16 anni. Oltre a loro due un altro amico, sempre di 16 anni, che abita poco lontano. Il gruppetto aveva trovato tempo prima una serie di filmati su internet con giovani americani che si divertivano un mondo a tormentare o torturare animali. Per questo avevano deciso di provare anche loro a prendersela con uno dei gatti del padrone di casa. Il micio era stato fatto entrare in una gabbietta metallica, di quelle utilizzate per portare in giro gli animali, e rinchiuso all’interno. Quindi era stato portato in cortile, sul cemento.

IL VIDEO. I tre giovani si erano armati di un cannello a gas, di quelli usati dai muratori per scaldare la gomma o dai carpentieri per il ferro. Con la “pistola” avevano sparato delle fiammate contro il gatto, allo scopo di bruciargli la coda. Il video, girato dal più grande dei tre, con il suo cellulare, mostra gli altri due che si passano il cannello e lo puntano contro la bestiola, che cerca in tutte le maniere di proteggersi e di scappare alle fiamme. Si sentono risate, urla e bestemmie, e il gatto miagolare disperato. A parte il “regista”, gli altri due protagonisti si vedono bene in volto, e si chiamano per nome.

IL SEQUESTRO. Come detto, i fatti risalgono a novembre, ma la scoperta è di alcune settimane fa. Nel corso di un’altra indagine, che ha visto coinvolti carabinieri e agenti della forestale, lo studente di 17 anni era stato identificato nel corso di un controllo antidroga e gli era stato chiesto il telefonino. Lui per primo, ipotizzando che gli inquirenti stessero cercando quel video, si era scusato parlando di una bravata. «Non volevamo fargli del male, dopo lo abbiamo liberato e curato», ha sostenuto. In breve si è compreso di cosa parlasse e lo smartphone è stato sequestrato. I due sedicenni, grazie alla sua collaborazione, sono stati in breve identificati (non pubblichiamo i nomi degli indagati per non renderli riconoscibili, trattandosi di minorenni) e denunciati alla procura di Venezia per maltrattamento di animali.

L’INDAGINE. Uno degli obiettivi degli inquirenti è comprendere se quel video sia stato fatto circolare, pubblicandolo su internet o diffondendolo attraverso whatsapp. Il proprietario del telefono ha assicurato di non averlo dato a nessuno, ma di averlo fatto vedere ad alcuni amici. Tutti lo avrebbero rimproverato per avere fatto soffrire il gatto. Il padre del proprietario della bestiola, stupito di aver trovato il micio ustionato, ha chiesto spiegazioni ma con lui i ragazzini avevano finto di cadere dalle nuvole. Quando però ha scoperto dagli inquirenti com’erano andate le cose, avrà preteso spiegazioni più esaurienti e veritiere.

LO STUDIO. Un’indagine, compiuta dal corpo forestale dello Stato con la collaborazione del Dipartimento della polizia penitenziaria, che è stata pubblicata in questi giorni, testimonia come i bambini e i ragazzini siano molto più crudeli nei confronti degli animali rispetto agli adulti: un minorenne su 4 trova piacere, secondo gli esperti, nel maltrattare le bestie. Come i tre vicentini.

Diego Neri

Fonte: Il Giornale di Vicenza