16 dicembre 2019 – È stata una scoperta raccapricciante e lontana da qualsiasi tipo di aspettativa quella effettuata dai carabinieri di Raffadali, nell’agrigentino, all’interno di un caseificio del piccolo paesino dove, qualche giorno fa, hanno eseguito una serie di controlli. I militari, unitamente ai colleghi del centro anticrimine natura e del nucleo carabinieri ispettorato del lavoro, nel corso di una serie di verifiche specifiche sul territorio, hanno eseguito un blitz in un ovile adibito anche caseificio.

Appena entrati dentro, i carabinieri si sono trovati davanti ad uno scenario oltre i limiti del possibile: topi morti e rinvenuti vicino a caciotte, ricotte e altri prodotti caseari realizzati senza alcuna autorizzazione. Ma non solo, girandosi intorno gli uomini in divisa si sono ritrovati ad assistere alla presenza di altri roditori che scorrazzavano fra gli ovini macellati clandestinamente ed abbandonati vicino ai formaggi pronti alla vendita. Una situazione così agghiacciante al punto che gli stessi uomini dell’Arma hanno definito il posto come l’ovile degli orrori.

Da accertamenti di carattere burocratico è anche emerso che il caseificio è inesistente sulla carta. Nessuna notizia dichiarata circa la sua esistenza e tutti i prodotti sono risultati assolutamente non tracciabili. Tutti i beni destinati al consumo alimentare erano confezionati senza alcun presidio sanitario, in violazione ad una delle più elementari regole sulla sicurezza degli alimenti.

Ogni stanza sottoposta a perquisizione svelava scenari preoccupanti: nel locale di conservazione di mangimi per gli animali ad esempio, i carabinieri hanno trovato anche dei farmaci per uso veterinario detenuti abusivamente. Inevitabilmente sono stati posti i sigilli su tutto quello che man mano veniva rinvenuto. In totale sono stati sequestrati più di 300 chili di alimenti in pessimo stato di conservazione unitamente a formaggi e carne. Per il titolare dell’attività, un uomo di 59 anni del luogo, già conosciuto alle forze dell’ordine è scattato l’arresto e una sanzione amministrativa da 65mila euro. Su di lui grava l’accusa per il reato di frode in commercio e contraffazione di sostanze alimentari. Dopo le formalità di rito il 59enne è stato accompagnato dai carabinieri nel carcere di Agrigento dove verrà sentito dai giudici per l’udienza di convalida.

Nel frattempo la locale procura ha disposto l’immediato ritiro dei prodotti caseari venduti nei vari esercizi commerciali di tutta la provincia, al fine di salvaguardare e tutelare la salute dei consumatori. Dunque i carabinieri si sono messi alla ricerca del corriere addetto al trasporto dei prodotti e lo hanno intercettato in alcuni negozi del territorio. È stato così possibile sequestrare altri 100 chili di formaggio che, diversamente, sarebbero stati veduti.