23 agosto 2018 – Della loro vita insieme, delle feste di Natale, dei compleanni, dei traguardi raggiunti e dei momenti bui superati grazie al supporto reciproco; delle serate passate davanti alla tv, della loro intimità, di ogni attimo condiviso e di tutti i progetti ancora da realizzare resta solo un foglietto di carta tenuto fermo sulla cassetta postale in ferro con dello scotch. Sopra, in stampatello, non solo i nomi dei genitori Giovanni Paliotta e Flora Ciferri ma anche quelli di Isabella e Mariano Paliotta, i due ragazzi freddati nel sonno dal padre, prima di suicidarsi. Difficile non scorgere anche in questi piccoli dettagli un sentimento di unità, di condivisione che si respirava all’interno di quella che resta, anche dopo la tragedia, una famiglia modello. «Non può essere, non ci credo. Non è stato Giovanni. Deve essere entrato un estraneo che li ha uccisi tutti», continuano a ripetere i cittadini di Esperia, che a ventiquattr’ore dal terribile caso di omicidio-suicidio stanno pian piano realizzando la portata di quanto accaduto.

Proprio la modalità del delitto resta l’elemento cardine su cui vanno avanti le indagini: gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Roberto Bulgarini Nomi vogliono accertare, senza ombra di dubbio, che la mano omicida sia proprio quella dell’ex ferroviere in pensione che amava la sua famiglia, che seguiva i saggi della figlia, pronto con la telecamera a immortalare ogni attimo; la stessa che aveva educato i suoi amati ragazzi al rispetto di tutti. La scena analizzata all’interno dell’abitazione in via Vittorio Emanuele fino a tarda sera dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Frosinone, guidati dal maggiore Lombardi, insieme ai colleghi della Compagnia di Pontecorvo sotto sequestro e un mazzo di rose bianche posato su una fioriera all’esterno della palazzina (coordinata dal capitano Nicolai) – agli ordini del colonnello Cagnazzo – farebbe escludere la presenza di un estraneo, magari di un rapinatore: nessuna confusione in casa, nessuna stanza a soqquadro.
Solo i corpi immobili di Isabella di 19 anni e di Mariano di 27, ancora nel loro letto a castello. A terra, quello di Giovanni, morto sempre a seguito dell’esplosione del colpo di una calibro 380, modello 34 (un “9 corto”) vecchissima e mai dichiarata.

E questo, insieme all’insensatezza e alla disumanità del gesto, è un altro dei punti oscuri: perché un uomo tanto preciso, con una calibro 22, un’altra pistola e fucili da caccia dichiarati e con una licenza da caccia regolare nel cassetto avrebbe omesso di dichiarare un’unica arma? Potrebbe averla ereditata, visto il modello fuori mercato. E la scelta – sempre che anche l’autopsia confermi che si sia trattato di un omicidio-suicidio – non sarebbe stata casuale. Quella calibro 22 con unico colpo non avrebbe potuto “assicurare” la strage, l’altra in suo possesso avrebbe rischiato di sfigurare i ragazzi. L’unica per poter farla finita in pochi minuti – poco dopo le 7 – senza errori, prima del rientro di Flora, era proprio quell’arma clandestina.

Se i risultati delle analisi scientifiche (che non saranno pronte prima di 15 giorni) serviranno a colmare quella parte sottile intessuta ancora di dubbi e ipotesi, sul movente si scava ancora a piene mani. Una strage del genere, qualsiasi dovesse essere il movente che verrà messo nero su bianco in procura, non ha alcuna spiegazione accettabile. La squadra del dottor Bulgarini, insieme ai carabinieri che stanno portando avanti meticolose indagini, stanno scavando nei rapporti interpersonali della coppia. Per questo hanno già ascoltato amici, parenti, vicini e conoscenti: testimonianze preziose, valide per ricostruire un quadro complessivo in cui inserire la violenza ma del tutto inutili a spiegare un gesto tanto efferato. Né la perdita di due ragazzi con tutta la vita davanti.

Fonte: Ciociaria Oggi