ARZERGRANDE, 30 dicembre 2018. Il suo più grande “difetto”? Abbaiare. D’altra parte è un cane. Un difetto però pagato a caro prezzo, che gli è costata la vita. Seneca, un pastore maremmano di tre anni, è stato barbaramente avvelenato la notte di Natale nel suo giardino di casa, una villetta singola in via Montin, in una zona di campagna tra il capoluogo e la frazione di Vallonga. Nelle stesse ore, a qualche chilometro di distanza, a Piovega, un boccone avvelenato avvolto nel prosciutto e lasciato sul prato della proprietà dei padroni era stato fatale per Juliet, una meticcia anch’essa di tre anni. Episodi sconcertanti e vergognosi, che fanno riflettere su quanto l’uomo possa essere crudele.

«Siamo usciti» esordisce Elisabetta Zinato, la padroncina del maremmano «intorno alle 19 e Seneca era come al solito libero in giardino. Quando siamo rientrati, verso mezzanotte, non ci è venuto ad accogliere come di consueto. Ci siamo preoccupati ma abbiamo pensato che si fosse nascosto da qualche parte, spaventato per il fragore di qualche petardo che è fatto scoppiare in questi giorni». Il mattino successivo la scena che Elisabetta mai scorderà. «Sono andata» racconta Elisabetta «subito a cercarlo. L’ho trovato in un angolo del giardino, vicino alla siepe, esanime a terra, ancora con la bava alla bocca. Ho chiamato un amico veterinario che mi ha confermato che era stato senza dubbio avvelenato, probabilmente con qualche sostanza che si usa abitualmente nei campi e negli orti». Elisabetta non ha nessuna prova su chi possa avergli ucciso Seneca e non se la sente di accusare nessuno, anche se non ha dubbi sulla motivazione.

«Era un cane che abbaiava spesso» lo ricorda con affetto «specie quando lo rinchiudevamo. Direttamente e indirettamente mi era stato fatto notare come nel vicinato qualcuno si lamentasse. E’ una grande sconfitta e sono amareggiata nel costatare che ci siano persone così vigliacche e incivili che, invece di affrontare i problemi, se la prendono con gli animali che sono creature indifese. Mi ero quasi rassegnata ma quando ho letto la storia di Piovega ho deciso che presenterò una denuncia ai carabinieri. Queste persone non possono continuare a rimanere impunite».

Fonte: Il Mattino di Padova

Il Maremmano nella foto non è Seneca, si tratta di una foto di repertorio