È stato ucciso da un colpo di fucile. Un tragico errore di caccia. Gian Carlo Baragioli, 59 anni, di Vicolungo, aveva deciso di trascorrere la domenica nei boschi tra Cavaglio d’Agogna e Ghemme, nel Novarese. Qualche ora all’aria aperta, cercando castagne in collina con la moglie Alessandra.   Nello stesso bosco ieri erano presenti molti cacciatori, impegnati in una battuta al cinghiale, accompagnati dai cani.

Ad un tratto il rumore delle foglie si è fatto più forte. Un cacciatore ha creduto che la preda fosse a tiro ed ha sparato. Ma al rumore secco della fucilata è seguito un urlo straziante. Gian Carlo Baragioli è stato colpito al torace, accasciandosi all’istante. La disperazione della moglie, Alessandra Parodi, ha richiamato alcuni cacciatori. Nonostante i tentativi di soccorso, l’uomo non ha più dato segni di vita. È stato chiesto l’intervento del 118.

Sul posto è giunta l’equipe con medico e infermieri che non ha potuto fare altro che constatare il decesso. Gli investigatori hanno setacciato tutto il bosco alla ricerca di elementi in grado di risalire a chi ha premuto il grilletto. Una decina di cacciatori sono stati fermati per le verifiche del caso. Le loro armi da fuoco a canna lunga sono state sequestrate e nelle prossime ore verranno sottoposte a controlli per definire se il colpo mortale sia stato esploso da uno di quei fucili. Analisi balistiche verranno condotte nelle prossime ore per definire la distanza e la direzione percorsa dal proiettile.

Tutte la persone finora individuate, che in quell’area stavano conducendo attività venatoria, hanno negato di aver sparato. Qualcuno si è allontanato senza rendersi conto della tragedia?

A meno di un chilometro dal punto in cui si è consumata la tragedia è presente una torre che amplifica e ripete i segnali telefonici. L’identificazione dello sparatore potrebbe passare dallo scrupoloso esame dei tabulati dei cellulari «agganciati» a quell’antenna. Il decesso immediato farebbe supporre che la fucilata sia partita da non più di un centinaio di metri di distanza. Sono tutti elementi al vaglio dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Francesca Celle.  Fondamentale sarà anche l’esito dell’autopsia sulla salma che è stata ricomposta all’obitorio di Novara.

Baragioli lascia la moglie Alessandra, insegnante, il figlio Matteo di 20 anni e Chiara di 19. I familiari, affranti dal dolore, ricordano la sua passione per la natura, le gite in bicicletta e le passeggiate sulle colline vicino a casa. Anche ieri doveva essere una giornata di quiete e serenità. Spezzata per sempre da un colpo di fucile che non ha ancora un nome sul grilletto. Un nome da consegnate al magistrato.

Fonte: La Stampa