GIAVERA. Uccisione di animale con crudeltà ed esplosioni pericolose in luogo abitato. Sono le accuse che la procura della Repubblica contesta a Franco Lazzarin, 55 anni, allevatore di Giavera (difeso dall’avvocato Paolo Pastre), in un processo che è iniziato ieri mattina, in un’aula del tribunale di Treviso, davanti al giudice Francesco Sartorio. Secondo la Procura, Lazzarin, una notte d’estate del 2014, uccise un suo cane con due colpi di arma da fuoco. Il motivo: era troppo aggressivo, metteva a rischio l’incolumità dei familiari ed abbaiava troppo.

Il fatto risale alla notte del 9 agosto di tre anni fa quando un rumore tipico di esplosioni d’arma da fuoco nella notte svegliò alcuni vicini di casa, tra cui una giovane parente dello stesso imputato. Fu lei a richiedere al telefono l’intervento dei carabinieri della stazione del paese che, pochi minuti più tardi accorsero sul posto, accertando quello che era successo. In altre parole Lazzarin uccise il cane – un meticcio femmina – che pare avesse preso con sè, alcuni mesi prima, mentre vagava senza meta per la campagna di Giavera. Un atto anche di buon cuore che però, a causa della presunta aggressività dell’animale, si sarebbe trasformato, quella notte d’agosto del 2014, in un atto di crudeltà. Secondo quanto ha testimoniato un carabiniere della stazione di Giavera, ieri testimone davanti al giudice Sartorio, Lazzarin sparò al cane alcuni colpi d’arma da fuoco, che deteneva regolarmente, ma, dal momento che l’animale non era ancora morto, lo uccise infierendo con alcuni colpi di martello al muso. Un fatto, questo, che gli è costato l’accusa di uccisione di animale con crudeltà (un reato punito dall’articolo 544bis del codice penale). Non solo. Il fatto di aver poi sparato quei colpi di arma da fuoco, seppur all’interno della sua proprietà, gli è valsa anche la contestazione di esplosioni pericolose in zona abitata.Nel corso dell’udienza di ieri, oltre ai militari dell’Arma, intervenuti nell’immediatezza dei fatti e che hanno ricostruito la fase investigativa della vicenda, sono stati sentiti altri testimoni tra i quali una giovane parente dell’imputato che, pur ammettendo di non aver buoni rapporti con Lazzarin, ha ripercorso le fasi salienti di quanto successe quella notte d’agosto del 2016. Dopo aver sentito le esplosioni, la giovane fece intervenire i carabinieri manifestando le proprie perplessità su quegli spari. L’udienza è terminata nella tarda mattinata di ieri. Il giudice Sartorio ha deciso di rinviare il processo al prossimo 3 luglio con l’audizione degli ultimi testimoni e per l’eventuale sentenza.

Fonte: La Tribuna di Treviso