19 marzo 2015 da Isotta Esposito – Pollo fritto del fast food KFC: il calvario che subiscono i volatili prima di arrivare sul piatto.

Che cosa avviene ai volatili del fast food KFC prima di diventare pollo fritto? Un documentario della BBC ha mostrato il calvario che sono costretti a subire e la loro precaria vita breve di 35 giorni tra escrementi e segatura; gli attivisti si sono subito indignati e la KFC ha risposto, ecco che cos’è successo

Il pollo fritto del fast food KFC è sano? Come diventano pollo fritto i volatili del Kentucky Fried Chicken? Un filmato della Bbc, che è stato mandato in onda per la prima volta il 17 marzo, ha mostrato il calvario che subiscono i polli prima di arrivare sul piatto di chi li vuole mangiare. Prima di arrivare alla friggitrice del KFC, come hanno dimostrato le immagini del filmato, i polli sono costretti a vivere solamente 35 giorni. Che cosa avviene ai volatili del fast food?

Negli allevamenti del KFC vivono circa 34mila polli, costretti a condurre un’esistenza di solamente 35 giorni, all’interno di una gabbia, tra escrementi e segatura. Alcuni attivisti animalisti, dopo aver visto le immagini riportate dal servizio, si sono subito indignati, uno tra questi, Andrew Tyler, direttore di Animal Aid, ha dichiarato al Daily Mail: “Questi uccelli hanno un’esistenza senza significato. Sopportano un’esistenza misera in giganteschi capannoni puzzolenti senza finestre. Molti di loro muoiono di fame o per disidratazione. Ogni anno l’Inghilterra cresce circa 900 millioni di questi uccelli e 30 milioni di loro sono costretti a morire nelle fattorie”. Dall’altra parte, però, la KFC ha risposto. Ecco le loro parole.

Un fornitore della KFC, parlando dei polli, ha detto: “Non devono far altro che mangiare e bere. Non mi dispiacerebbe essere un pollo e vivere qui. Vogliamo mantenere l’ambiente il più asciutto possibile, come si può vedere sono sani e in buona salute. Per me non c’è niente di meglio che stare seduti in un allevamento di polli e controllarli. Probabilmente hanno una vita breve, ma è comunque buona”.

Fonte: Urban Post