21 gennaio 2020 –  PADOVA – Maxi sequestro della guardia di Finanza di Padova di 10 tonnellate di carni suine provenienti dalla Cina, introdotte nell’Unione europea in violazione delle norme e potenzialmente contaminate dalla peste suina. I sanitari dell’Ulss 6 Euganea hanno ritenuto il prodotto potenzialmente molto pericoloso, tanto da non voler procedere a un’analisi della carne decidendo il suo immediato incenerimento. Il blitz della Compagnia della Guardia di Finanza di Padova è scattato nella notte in un magazzino all’ingrosso di generi alimentari dove si stavano scaricando da un camion proveniente dall’Olanda (la derrata era sbarcata a Rotterdam) 9.420 kg di carne suina di origine cinese importati nell’Unione Europea in violazione delle norme doganali e sanitarie. Posta sotto sequestro anche l’attività commerciale per gravi e reiterate irregolarità.
 
 
 
Il sequestro della Guardia di Finanza di Padova è il frutto dei controlli attivi alla dogana. I militari del colonnello Fabio Dametto hanno intercettato il camion proveniente dalla Cina in via Rotterdam e hanno deciso di verificare cosa ci fosse all’interno. Il camion trasportava ufficialmente vegetali.
 
Le carni erano state nascoste in un doppio fondo, sulla falsa riga di quelli usati per trasportare droga. Appena accertati il tipo di carne e la provenienza, l’autorità sanitaria ha deciso di procedere subito con la distruzione del carico. Troppo pericoloso aprire le confezioni ed eseguire i controlli.
Doveva essere messa in commercio. La decisione è stata presa in virtù della pandemia di peste suina che ormai da un anno ha investito l’Asia, portando all’uccisione di oltre 5 milioni di capi. L’azienda a cui era destinato il carico si trova nella zona industriale di Padova e rifornisce numerosi ristoranti cinesi della città e della provincia. Il servizio è scaturito da una preliminare attività di analisi e approfondimento dei flussi di importazione delle merci dalla Cina, con particolare riguardo a quello alimentare, procedendo alla mappatura e al periodico monitoraggio degli esercizi commerciali dediti a tale business, operanti in particolare nella zona industriale patavina.
 
 
La società così individuata, gestita da un soggetto di origine cinese, ha catturato l’attenzione degli investigatori per lo spiccato dinamismo imprenditoriale che l’ha contraddistinta nell’arco di un brevissimo periodo temporale, rendendola uno dei maggiori players a livello regionale nelle forniture all’ingrosso di prodotti etnici destinati alla ristorazione orientale. La preliminare analisi di rischio ha consentito ai Finanzieri di effettuare un mirato intervento in occasione dell’arrivo di un container di importazione che formalmente trasportava solo generi alimentari di origine vegetale, al fine di verificarne la corretta rispondenza alla normativa doganale quanto a quella in materia di tracciabilità ed etichettatura.
 
Al momento dello scarico, i Baschi Verdi hanno constatato che i numerosi bancali di generi alimentari accatastati nei pressi del capannone in uso all’azienda ispezionata erano stati lasciati per lungo tempo nell’antistante piazzale, in prossimità di un consistente ammasso di rifiuti, con conseguente pericolo per la salubrità degli alimenti in ragione delle precarie condizioni igienico-sanitarie. In prima battuta, è stato appurato che tre dei quattro soggetti intenti allo scarico dell’automezzo risultavano sprovvisti di un regolare contratto di lavoro per le mansioni svolte per conto della ditta ispezionata, la quale è stata, pertanto, segnalata ai sensi della normativa giuslavoristica.
 
I tre lavoratori in nero, di origini bengalesi, a seguito dei preliminari accertamenti, sono risultati regolari sul territorio dello Stato e completamente estranei alle condotte delittuose poi riscontrate in capo ai responsabili della ditta cinese. Nel contempo, veniva richiesto il supporto del personale dell’ULSS n. 6 Euganea di Padova, con particolare riguardo agli ispettori del Servizio Veterinario e del SIAN (Servizio Igiene, Alimenti e Nutrizione).
 
Le verifiche. Un primo esame della merce consentiva al personale specializzato di verificare che tutte le derrate erano state stoccate nel container provocando un’interruzione della catena del freddo. Pertanto, l’intera partita di merce, consistente in circa 23.000 kg di prodotti vegetali, è stata sottoposta a sequestro amministrativo, al fine di esperire analisi microbatteriologiche per così scongiurare la circolazione di partite di merce nocive per la salute pubblica. Nel corso delle operazioni di scarico del container, emergeva la preoccupante circostanza che i prodotti alimentari di origine vegetale altro non fossero che un carico di copertura per celare l’importazione illegale di carne suina. Infatti, l’esame dei prodotti di origine animale consentiva al personale specializzato dell’ULSS di appurare che si trattava di kg. 9.420 di carni suine provenienti dalla Cina, altamente pericolose per il grave rischio di contaminazione dovuto alla peste suina africana (ASF- African Swine Fever), malattia virale che ha devastato le mandrie di maiali di diversi Paesi e che imperversa soprattutto negli allevamenti del continente asiatico.
 
Un carico decisamente corposo a conferma che, con l’approssimarsi dei festeggiamenti del Capodanno cinese, le carni suine sono particolarmente richieste dagli immigrati cinesi, che le acquistano a prezzi inferiori incuranti delle potenziali conseguenze per la salute. Sentito il Ministero della Salute, il personale dell’ULSS ha emesso un provvedimento d’urgenza disponendo l’immediata distruzione delle carni illegalmente importate dalla Cina.
 
 
L’imprenditore cinese è stato deferito alla Procura della Repubblica di Padova per i reati di  commercio di sostanze alimentari nocive (art. 444 c.p.), diffusione di malattie delle piante o degli animali (art. 500 c.p.), contrabbando (art. 282 del DPR 43/73 – testo unico leggi doganali) e per violazione della disciplina igienica della produzione e della vendita delle sostanze alimentari e delle bevande (artt. 8 e 12 della legge 283/62).
 
L’eventuale condanna del trasgressore, essendo il fatto di particolare gravità e provocando un pericolo per la
salute, potrebbe condurre alla chiusura definitiva dell’esercizio ed alla revoca del provvedimento amministrativo che consente lo svolgimento dell’attività economica. Al riguardo, al fine di impedire fin da subito l’ulteriore perpetrazione di condotte criminali e alla luce dei numerosi precedenti specifici in capo ai titolari, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Padova, su proposta della locale Procura della Repubblica, ha disposto il sequestro preventivo dell’attività commerciale, subito eseguito dai Baschi Verdi.
 
La ditta cinese non andrà esente neppure da sanzioni in materia di normativa doganale: le carni suine, sequestrate e successivamente distrutte, erano state acquistate in contrabbando perché – sdoganate a Rotterdam – sono state importate nel territorio dell’Unione Europea senza pagare i dazi doganali e l’IVA, che ora la locale Agenzia delle Dogane provvederà a recuperare. Alla luce del patrimonio informativo acquisito attraverso la disamina della documentazione fiscale reperita presso l’azienda, i Finanzieri, unitamente al personale dell’ULSS, hanno eseguito, nei giorni seguenti, ulteriori 3 interventi presso due clienti ed un competitor della  ditta cinese, al fine di individuare ulteriori lotti di carne suina illecitamente importati.
 
Ancora irregolarità accertate dai Finanzieri e dal Servizio veterinario dell’ULSS, con il sequestro amministrativo di kg 200 circa di generi alimentari (animali e vegetali) rinvenuti presso i magazzini dei rivenditori e dei ristoratori ispezionati poiché conservati in condizioni igieniche inidonee. Ulteriori controlli sono in corso da parte dell’ARPAV con riguardo allo stoccaggio e allo smaltimento dei rifiuti. L’intervento delle Fiamme Gialle patavine, anche grazie alla collaborazione sinergica dell’ULSS 6 Euganea, si colloca nel più ampio presidio del Corpo quale Polizia Economico Finanziaria ad ampio spettro, a vigilanza, oltre che degli interessi finanziari dello Stato e dell’Unione Europea, anche della sicurezza e della salute pubblica dei consumatori ed a tutela dei commercianti onesti, colpiti direttamente da questa particolare tipologia di concorrenza sleale.
 
Fonte: Il Mattino di Padova