PADOVA. Il Circo Togni porta il Comune di Padova al Tar, con l’accusa di «violazione della legge e eccesso di potere». Ora toccherà al tribunale amministrativo di Venezia decidere chi avrà ragione. Da una parte uno dei circhi più famosi d’Italia nel mondo, che aveva chiesto di potersi esibire dal 1 ottobre fino al 30 novembre nell’area dell’ex macello in corso Australia, dall’altra l’amministrazione Bitonci che ha autorizzato l’occupazione del suolo ma a condizione che non venissero utilizzati animali esotici durante gli spettacoli.

Sta tutto qui il nodo da sciogliere per il Tar, a cui il patron Ennio Togni si è appellato impugnando la lettera del settore con cui venivano dettate i vincoli, e il regolamento comunale (recentemente cambiato) che sfavorisce i circhi con animali esotici come il Togni. Le nuove norme decise dalla giunta a marzo vietano gli attendamenti nel territorio comunale dei circhi che hanno al seguito primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci diurni e notturni. Stesso divieto di attendamento è previsto anche per i circhi con al seguito coccodrilli, alligatori, iguane o altri sauri di grandi dimensioni. Per quanto riguarda invece bisonti, bufali e altri bovidi e struzzi, sono previste dimensioni specifiche per le strutture interne ed esterne.

E’ fatto anche espresso divieto di legare gli animali sia in strutture interne che esterne, salvo il tempo necessario per effettuare trattamenti sanitari legati al benessere dell’animale e limitatamente al tempo necessario alle terapie.

Il circo Togni invece punta molto il suo show sugli animali esotici, e per questo dopo aver subito il diniego da Palazzo Moroni ha deciso di presentare un ricorso al Tar, denunciandolo per «violazione della legge ed eccesso di potere». Ieri mattina la giunta comunale ha deciso di resistere in tribunale: «Noi ci sentiamo sereni perché il nostro regolamento, impugnato dal circo Togni, è in linea con le convenzioni Unesco sul diritto per gli animali e con quelle dettate dalla commissione Cites (convenzione sul commercio internazionale delle specie in pericolo) del ministero dell’ambiente, che tutelano le speci e la loro riproduzione, oltre ad ordinare espressamente di non utilizzarli per scopi ludici» ha risposto l’assessore all’avvocatura civica, Matteo Cavatton. «La nostra è una battaglia di civiltà, e quindi ci difenderemo davanti al Tar, convinti delle nostre scelte»