MONSERRATO – Quando la bestialità ha i tratti dell’umano. Uno spettacolo di depravazione, ignominia e ignoranza: dodici cani avvelenati con polpette anche imbottite di vetro

di Giusy Randazzo – 01/07/2014

!Art. 544-ter Codice Penale: 1. Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da 3 mesi a 1 anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. 2. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. 3. La pena è aumentata della metà se dai fatti cui al primo comma deriva la morte dell’animale”.

Che il termine animale abbia anche un’accezione dispregiativa lo dobbiamo agli uomini, che hanno invece preferito usare il termine umano per riferirsi ai modi affabili, comprensivi, accoglienti, gentili, cortesi e venati da sentimenti di pietà di alcuni esemplari della nostra specie. Come dire che se uno è umano allora si comporta “naturalmente”, perché l’uomo è buono per natura. Un’idiozia che ci portiamo dietro dai tempi di Rousseau, il quale si contorceva affermando che “l’uomo è per natura buono”.

Eppure l’uomo – l’essere che sta al vertice della gerarchia animale per intelligenza e virtù – è l’unico tra gli esseri viventi ad aver costruito armi per distruggere la sua stessa specie, mentre intanto si continua ad allenare distruggendo e massacrando le altre. E così siamo passati dalla clava alla bomba atomica e alle armi chimiche. Se l’uomo ha in tale considerazione la sua stessa specie – tanto da essersi inventato persino il termine “razza”, giusto per stabilire superiorità e inferiorità tra gli umani stessi – figuriamoci con quale animo osserva umanamente gli altri esseri viventi: degli abusivi che si permettono di colonizzare il nostro mondo a loro piacimento.

Seguendo questa logica impeccabile, a Monserrato (contrada agrigentina), alcuni umani hanno deciso di fare una strage di cani (ben 12) avvelenandoli con polpette anche imbottite di vetro. Uno spettacolo di depravazione, ignominia e ignoranza da far rivoltare persino Cartesio, il filosofo antianimalista per eccellenza. Che questa gente sia rivoltante, mi pare un dato chiaro ed evidente. Dopo avere assistito all’agonia di questi poveri cani, averli visti dimenarsi, contorcersi, perdere la vista, vomitare sangue, chiedere pietà con gli occhi, morire tra i dolori atroci, sarebbero in molti a pensare: “Diamo una polpettina anche ai subumani responsabili di questo spettacolo raccapricciante”. Ma noi non lo faremmo. Noi, seguendo l’insegnamento hegeliano, pensiamo che la punizione sia un diritto del colpevole, per cui vorremmo vederli condannati, ma soprattutto vorremmo vedere le loro facce e i loro nomi su Internet. La gente per bene e umana saprà ben ricompensarli con le parole. E le parole, non saranno polpette avvelenate, ma sono pietre.

Carissimi,
io sono Zeus, così mi hanno chiamato gli abitanti della cooperativa La villetta a Monserrato. Sono un cane randagio ma non faccio male a nessuno. Forse sono un po’ dominante, ma non è colpa mia. Molti altri cani mi hanno seguito per questo: altri undici. Voi umani siete riusciti a fare gruppi ben più grandi per seguire capi molto più temibili di me. Ma io vi amo lo stesso, soprattutto quelli della cooperativa, agli altri – “gli estranei”, per intenderci – strillo un po’, ma soltanto perché mi sono voluto ritagliare questo ruolo: proteggere questi abitanti che sono divenuti la mia famiglia. L’ho detto ai miei amici che eravamo in troppi e che agli umani non piace quando si colonizza il loro territorio, ma loro non credevano che gli uomini potessero essere tanto malvagi da mandarci via. Ed effettivamente non l’hanno fatto. So bene che qualche cittadino ha anche cercato di trovarci un ricovero, chiamando il Comune, avvertendo della nostra presenza, ma non è venuto mai nessuno. E poi le carezze mi rassicuravano. Io sono Zeus, il cane della cooperativa La villetta. Oggi “gli estranei” sono venuti in segno di pace. Ci hanno portato delle gustosissime polpettine e abbiamo banchettato. Dopo poco però il più piccolo dei miei amici ha cominciato ad avere i brividi, spasmi atroci, poi una strana schiuma è uscita dalla sua bocca. Piangeva e tremava. I suoi occhi urlavano pietà e si dimenava disperato come se stesse nascendo. E invece stava morendo. Ho provato a leccarlo, a smuoverlo, ma lui non mi vedeva più. Ho ululato sperando che qualcuno lo aiutasse. Intanto, come birilli colpiti, anche gli altri cani cadevano per terra. Uno per uno. Anche io. Una bomba è esplosa dentro di me, ma il dolore non mi ha stordito abbastanza per lasciarmi morire tranquillo.
Io sono Zeus, il cane della cooperativa La Villetta.

Ringrazio Totò Alletto che mi ha informato dei fatti

 

Fonte: Agrigento sette