«Quella pubblicità è offensiva» Gli animalisti contro il Becher
Il presidente di “Centopercentoanimalisti” contesta lo slogan “Maiali per caso, salami per scelta” «La tolgano, oppure fra pochi giorni organizzeremo un sit-in di protesta davanti all’azienda»

di Federico Cipolla

PONZANO. Se l’effetto voluto era quello del “nel bene o nel male purché se ne parli”, l’obiettivo è stato raggiunto. Ma la pubblicità del salumificio Becher di Ponzano si sta rapidamente diffondendo tra animalisti e ambientalisti, che ora annunciano proteste. Perché? Lo slogan non è certo dei più felici. Sopra due maialini rosa, disegnati a mo’ di cartone animato, capeggia la scritta “Maiali per caso, salami per scelta”.
Una battuta? Solo uno slogan innocente? Sarà, ma non tutti la pensano così.

«Potrebbero mettere questo slogan anche in un video in cui mostrano come li uccidono i maiali», sbotta Paolo Mocavero presidente veneto di Centopercento Animalisti. Il messaggio che un maiale sia contento di diventare un salame o un prosciutto non è certo facilissimo da sostenere. Ma di fronte alle leggi del marketing i titolari del Becher non hanno evidentemente avuto di che eccepire. La pubblicità da qualche tempo campeggia nella sede del salumificio sulla Postumia. E lo slogan accompagna anche il sito e tutti i prodotti dell’azienda. Il Becher da qualche anno ha adottato una linea pubblicitaria che insiste sul benessere dei maiali. E non potrebbe essere altrimenti. Ma con questo slogan secondo gli animalisti si sono superati i limiti. E dopo alcune settimane in cui le locandine e la scritta erano passate inosservate, ora sta scoppiando la protesta.
«Dovrebbero scusarsi e ritarare immediatamente tutte le pubblicità con questa frase», sostiene Mocavero, «se non lo faranno la prossima settimana organizzeremo un nostro presidio di fronte alla sede del salumificio».
Ma secondo il presidente dell’associazione animalista, non certo nuova a presidi e proteste anche piuttosto accese, la pubblicità ha tutti i difetti possibili, «non gliene manca uno. Dice falsità, è di cattivo gusto, e oltre al danno per questi maiali che vengono ammazzati per diventare salumi, c’è anche la beffa del messaggio positivo. Ci faremo sentire direttamente con i titolari dell’azienda».
Il salumificio di Ponzano è ormai un marchio storico, ha tre sedi, oltre a quella sulla Postumia, a Paderno e a Cornuda. È nato con Claudio De Nadai e Guido Pizzolon, ma alcuni anni fa una crisi durissima l’ha colpito, tanto da rischiare la chiusura di tutti gli stabilimenti. A giungere in soccorso è stato l’imprenditore veneziano Angelo Bonazza, che l’ha rilevata, per poi ampliarlo affiancandolo anche ad un altro salumificio del Cadore (Unterbeger). Da lì è iniziato il rilancio dell’azienda. E con la nuova gestione è partita anche la nuova strategia di marketing; finita ora nel mirino degli animalisti a causa dell’ultimo slogan, che a molti, animalisti e non, è parso davvero un po’ eccessivo.
19 ottobre 2014

 

Fonte: la Tribuna di Treviso