22 luglio 2019 – Il presidente della giunta provinciale, Maurizio Fugatti, questa mattina in aula al Consiglio Provinciale ha portato la sua versione dei fatti, con la relazione che ricostruisce esattamente la fuga dell’orso M49 dal recinto del Casteller, lo scorso 15 luglio.

Tenuto conto della storia documentata che ha caratterizzato i comportamenti dell’orso M49 nel corso del 2018 (si ricorda che M49 è stato catturato e radiocollarato nell’agosto del 2018 e che quasi il 90% dei danni da orso ad animali da allevamento di grande taglia – bovini ed equini – è riferibile solo a questo esemplare, nonostante la giovane età – 3 anni – così come erano già stati documentati nel 2018 almeno 2 tentativi di intrusione all’interno di malghe), chiede l’autorizzazione del Ministro dell’Ambiente per la captivazione permanente dell’esemplare (n. 406058).

22 marzo – giugno 2019: oltre a confermare una dannosità molto elevata (ancora il 90% dei danni a bestiame di grossa taglia), in questo periodo M49 si rende responsabile di altri 16 tentativi di intrusione in malghe, caseifici di quota e abitazioni stagionali (ben 5 in queste ultime), 3 dei quali riusciti (a cui se ne aggiunge uno post ordinanza). Questo, nonostante il costante presidio messo in campo nella zona interessata dalla presenza dell’orso (destra alto Chiese e destra bassa Rendena) da parte del personale forestale, intensificato nel mese di giugno con un servizio di pattuglie h24, anche per fornire supporto e informazioni agli allevatori della zona.
Durante questo periodo prosegue l’azione di dissuasione nei confronti di M49 (si evidenzia che esse sono state in tutto 23, 14 prima dell’ordinanza del 1 luglio 2019 e 9 dopo, delle quali 10 portate a termine) che, tuttavia, non determina alcun cambiamento nel comportamento dell’animale.

Allo stesso modo si ricordano le azioni di prevenzione messe in campo in collaborazione con gli allevatori che hanno avuto solo l’effetto di spostare la predazione in altri ambiti.
In questo periodo sono stati inviati al Ministero e ad ISPRA 4 aggiornamenti relativamente alla situazione che stava decisamente evolvendo da orso pesantemente dannoso su bestiame, e per il quale le misure di prevenzione non risultano efficaci (per altro anche in questo caso il PACOBACE comunque prevede cattura o abbattimento), ad orso pericoloso: nota 15 aprile 2019, n. 244190, con integrazione dossier; nota 30 maggio 2019, n. 345812, segnalazione pericolosità in relazione tentativi intrusione; nota 20 giugno 2019, n. 396516, sollecito in relazione episodio grave 16/17 giugno Malga Arnò e integrazione dossier; nota 27 giugno 2019, n. 406058, invio verbale Comitato ordine e sicurezza pubblica del 21 giugno 2019, con richiesta di definitivo pronunciamento.
Sempre in questo periodo, sono giunte 2 note interlocutorie da parte del direttore generale del Ministero (17 maggio 2019 e 18 giugno 2019), accompagnate da pareri ISPRA che, già in quello di maggio (6 maggio 2019), riconosce come ricorrano le condizioni previste dal punto 17 della tabella 3.1. del PACOBACE (orso che tenta di entrare in un’abitazione stagionale) per il quale sono previsti cattura o abbattimento.

Il 21 giugno 2019 su richiesta del Presidente si riunisce il Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in occasione del quale il Prefetto conclude come “emerga un quadro veramente preoccupante sotto il profilo della sicurezza e della pubblica incolumità” in relazione ai comportamenti messi in campo da M49. Anche il dott. Genovesi di ISPRA in questa occasione evidenzia come “l’orso può costituire un rischio reale” e che “i comportamenti tenuti dall’esemplare M49 potrebbero giustificare forme di intervento più forti”.
1 luglio 2019: in relazione all’episodio del 14 – 15 giugno 2019 presso Malga Arnò e ai successivi tentativi di penetrazione in strutture di lavoro o di abitazione stagionale, il Presidente della Provincia, dopo un passaggio nel Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica (21 giugno 2019), al quale è invitato anche il dott. Genovesi di ISPRA, in assenza di un riscontro definitivo da parte del Ministero (sollecitato da ultimo con nota del 27 giugno 2019), adotta un’ordinanza contingibile ed urgente disponendo, ai sensi dell’articolo 52 dello Statuto di Autonomia, la captivazione permanente di M49 (il PACOBACE fa salve le competenze previste in materia di pubblica sicurezza).

9 luglio 2019: l’ordinanza contingibile ed urgente che dispone, ai sensi dell’articolo 52 dello Statuto di Autonomia, la captivazione permanente di M49 diviene oggetto di un’istanza cautelare ante causam della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di fronte al TRGA di Trento. L’istanza viene respinta, con decreto n. 35/2019, depositato il 9 luglio 2019, dal TRGA di Trento, che afferma che: “appare congruamente e non illogicamente motivato in ordine alle esigenze di interesse pubblico che intende tutelare, interesse che nella comparazione complessiva appare prevalente, anche atteso che l’esecuzione dell’ordinanza si sostanzia nella mera cattura dell’animale”.
2 luglio – 14 luglio 2019: dal giorno successivo a quello di adozione dell’ordinanza, il personale del Servizio Foreste e fauna e del Corpo forestale dà avvio alle operazioni per la cattura di M49. Al fine di garantire al massimo l’incolumità dell’animale e degli operatori, viene scelta la modalità di cattura mediante trappole tubo. In una prima fase ne vengono attivate 3 e in seguito ben 4 (una viene prestata dalla Provincia di Bolzano) nella zona centrale dell’areale di M49.
Si ricorda che le trappole sono dotate di un sistema che avvisa gli operatori e di telecamere che consentono di vedere le immagini da remoto.
Nella serata del 14 luglio, verso le ore 22.10 scatta la trappola tubo e M49 viene catturato.

14 luglio – 15 luglio 2019: tutte le fasi relative a cattura, trasporto, liberazione nel recinto di Casteller e fuga, sono state documentate dal Servizio Foreste e fauna e di questo è stata data informazione al Ministero e ad ISPRA.
Di seguito la ricostruzione dei fatti, con la premessa che nell’ambito della gestione dei grandi carnivori, la Provincia autonoma di Trento ha creato dal 2003 un’apposita squadra catture. La squadra è composta da personale forestale appositamente formato e affiancato, per gli aspetti sanitari e di benessere animale, da veterinari dell’APSS. La squadra catture agisce in osservanza del “Protocollo catture” redatto in base alle disposizioni contenute nel PACOBACE.
Operazioni di cattura La cattura di M49 è stata possibile grazie all’utilizzo di una trappola “a tubo”. Nell’area vitale di M49 sono state posizionate quattro trappole a tubo: in zona Malga Rosa, in loc Cenglina (val di Breguzzo), in zona malga Cengledino ed in zona malga Stabolone.

La cattura è avvenuta mediante la trappola a tubo posizionata nei pressi di Malga Rosa, 1450 mslm, comune amministrativo di Porte di Rendena (TN), particella fondiaria n. 1866/2 del comune catastale di Villa Rendena (TN), lungo la strada forestale che si diparte dal 1° tornante a scendere da Malga Rosa. La squadra di cattura è stata avvisata tramite SMS (via GSM) di allerta relativo all’avvenuta attivazione della trappola ed ha quoindi attivato i veterinari dedicati dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (APSS), personale che opera in convenzione con il Servizio Foreste e fauna (SFF). Le immagini, inviate da subito in automatico dalla fototrappola tramite email, hanno fatto ritenere che si trattasse di M49 perché era visibile il radio collare e perché i fix precedenti indicavano il suo spostamento in direzione della trappola.
Alle 22.50 il primo operatore (il più vicino al momento dello scatto) ha raggiunto la trappola, riconoscendo con certezza l’orso M49, per via del radio collare e delle marche auricolari. Alle 23.15 la squadra al completo, comprensiva di veterinari, ha raggiunto il 1° tornante, supportata anche da operatori con fucile. Il coordinamento delle operazioni era garantito dal collegamento radio su canale dedicato.
Contestualmente sono state disarmate le altre trappole a tubo per evitare catture in contemporanea. I veterinari hanno verificato il buono stato di salute dell’animale e disposto alla squadra catture che la sua traduzione nell’area di captivazione del Centro vivaistico forestale di Casteler avvenisse senza anestesia al fine di ridurre al minimo i rischi per l’animale.

La trappola è stata coperta con un telo opaco, ottenendo un notevole effetto tranquillizzante sull’animale che era inizialmente agitato dalla presenza degli operatori. Gli operatori hanno poi aggiunto altri due teli di copertura lasciando libere le feritoie per l’aria. A quel punto è stato dato avvio alla fase di carico della trappola tubo sul carrello del pickup utilizzato per il trasporto. In concomitanza con la fase di carico, M49 ha manifestato una certa agitazione iniziale, terminata la quale è rimasto tranquillo.

Il trasporto: La partenza è avvenuta alle ore 0.30 del giorno 15 luglio 2019. Tempo di viaggio previsto circa 2 ore. Il mezzo ha raggiunto il 1° tornante dove è stata effettuata una prima sosta di verifica: l’animale era tranquillo. Una seconda sosta di verifica, con pari esito, è stata attuata al bivio dell’abitato di Villa Rendena. Una terza ed ultima sosta di verifica è avvenuta all’altezza dell’abitato di Tione. E’ seguito il trasporto fino al Centro vivaistico forestale di Casteler e, quindi, all’area di captivazione, raggiunta alle ore 2.30.

Il recinto del Casteler: Si tratta di un’area faunistica, boscata, di circa 8.000 metri quadrati sita sulla collina di Trento, realizzata con il finanziamento anche del Ministero dell’Ambiente, per il contenimento fino a tre esemplari di orso. L’area è di proprietà dell’Amministrazione provinciale ed è inaccessibile al pubblico. La struttura è nata come centro di riferimento per la captivazione di orsi provenienti dallo stato selvatico per l’intero arco alpino italiano. La struttura è costituita da un recinzione perimetrale di altezza fuori terra pari a 4,5 metri comprensiva di basamento in cemento che sostiene una barriera fisica sulla quale sono disposti 7 ordini di fili in acciaio elettrificati. La recinzione perimetrale non è raggiungibile dagli animali in quanto è presente una seconda struttura elettrificata posta a1,5 metri dalla stessa, con basamento in cemento antiscavo. L’area interna è divisa in tre settori a loro volta elettrificati. Tutto il sistema è gestito da una centrale posta all’interno di un locale di servizio, certificata e regolarmente manutentata. Va evidenziato altresì che tale struttura fu realizzata con la consulenza di ISPRA e di un esperto di benessere animale del Bioparco di Roma. E’ stato altresì acquisito, previo apposito sopralluogo, il parere positivo espresso da ISPRA (allora INFS) in data 4 marzo 2008 con nota prot. n. 1480.
Liberazione nell’area di captivazione E’ stato aperto il cancello della recinzione, sospesa momentaneamente la tensione elettrica (di seguito, tensione) perimetrale e quella dall’area 1 dove era previsto di liberare l’animale. Nel recinto era già presente un’orsa, custodita nel settore 3. Il settore 2, centrale, costituisce l’area “cuscinetto” tra l’area ove è presente l’orsa e quella dove è stato rilasciato M49. Sono state staccate le molle che tendono i cavi elettrici perimetrali e di area 1. Il pickup è entrato nell’area 1, i teli che coprivano la trappola a tubo sono stati rimossi e la trappola è stata scaricata e predisposta per il rilascio (collegamento tra porta a ghigliottina e meccanismo di apertura da remoto con argano di sollevamento).
Si è provveduto al distacco del collare da remoto (sistema drop off) mentre l’orso permane nella trappola tubo. A questo animale giovane in rapida crescita il collare doveva essere comunque rimosso entro la fine dell’estate. Il fatto che l’orso fosse in quel momento presente nel tubo rendeva l’operazione più semplice e sicura in quanto in caso di mancato funzionamento del citato sistema drop-off si sarebbe dovuto valutare soluzioni alternative con l’orso libero nel recinto.
Sono state di seguito ripristinate le molle di tensione dei cavi elettrici perimetrali e di area 1 e quindi chiuso il cancello. È stata riattivata la tensione sia del perimetro esterno che dell’area 1. Il corretto funzionamento dell’impianto elettrico è stato verificato sia presso il display a led presente nella struttura che ospita le tane (struttura che permette il controllo de visu sul recinto) che direttamente con tester sulle recinzioni perimetrali e dell’area 1 (cavo per cavo). Il doppio controllo ha dato esito positivo. A questo proposito si evidenzia che la perfetta funzionalità del recinto è stata verificata e collaudata dalla ditta costruttrice i giorni 9 e 12 luglio 2019, come risulta dalla relativa certificazione.
Prima dell’apertura della trappola gli operatori si sono disposti sul perimetro, in corrispondenza dell’area 1 onde monitorare il comportamento di M49. Alle 3.20 del 15 luglio 2019, M49 viene rilasciato. L’orso è uscito tranquillamente dalla trappola tubo, con atteggiamento prudente, poi si è inoltrato con passo lento nel boschetto posto al centro dell’area 1, adiacente alla trappola. Una volta entrato l’orso nella vegetazione non è più stato possibile osservarlo con continuità.
In seguito si sono chiaramente uditi dei rumori prodotti dall’orso e dall’azione meccanica che lo stesso ha esercitato sulle recinzioni elettrificate che delimitano le aree 1 e 2. I cavi elettrici si sono allargati ma non hanno ceduto, a differenza dei supporti isolanti che, in parte, si sono rotti non assicurando quindi l’isolamento elettrico del circuito rispetto alla tensione di terra. La tensione delle linee elettriche delle aree 1 e 2 è stata quasi completamente compromessa, come è stato possibile constatare attraverso il controllo costante del display led presente nella struttura di controllo.

M49 è entrato dunque nell’area 2; ciò è avvenuto verso le ore 4.20, senza che ciò provocasse la compromissione della tensione dell’area 3, che è rimasta sempre funzionante. DJ3 (l’orsa già presente nel recinto) risultava impaurita e percorreva un paio di volte la porzione di perimetro posta in adiacenza all’area 3 per poi avvicinarsi alla sua tana.
E’ stato attivato il previsto presidio continuativo da parte di due operatori specializzati, armati ed accompagnati da cani del “Nucleo cinofilo cani da orso” del Corpo Forestale Trentino, addestrati specificatamente per supportare il lavoro sull’orso del personale forestale. La consegna è quella di presidiare il perimetro dell’area. Viene costantemente monitorata anche la tensione mediante il display led presente nella struttura che ospita le tane.
Nel corso del presidio gli operatori hanno contezza, de visu, che M49 ha raggiunto nel frattempo l’area 3, il cui recinto elettrificato è rimasto peraltro sempre in tensione, al pari di quello perimetrale.

La fuga: La tensione elettrica nell’area 3 e nel recinto perimetrale è rimasta sempre attiva, come constatato sul display e anche con prove sui cavi del recinto perimetrale mediante apposito tester (ciò anche mentre l’orso era presente nell’area 3). Ad un certo punto gli operatori presenti hanno accertato de visu che l’orso scavava ripetutamente cercando di superare così la recinzione dell’area 3; durante questa attività manifestava a più riprese atteggiamento aggressivo nei confronti degli operatori presenti all’esterno della recinzione. I tentativi di scavo evidenziano che l’orso aveva ben percepito la barriera costituita dalla tensione elettrica presente nei fili; a questo riguardo vale la pena ricordare anche che in diverse esperienze pregresse il plantigrado era già entrato in contatto con recinzioni elettriche a protezione del bestiame e delle strutture nelle quali cercava di penetrare (malghe, caseifici ecc). Esso conosceva bene quindi l’effetto delle recinzioni elettriche che in diversi casi lo avevano inibito dal portare a termine le intrusioni e le predazioni.
Ad un certo punto l’orso è stato visto superare d’impeto la barriera elettrica dell’area 3, posta a circa m 1,5 dalla recinzione perimetrale, allentando un cavo di acciaio della stessa e rompendo un isolatore. Subito dopo con un balzo di circa di circa 2 m d’altezza, si è aggrappato con decisione alla recinzione perimetrale iniziando a scalarla noncurante delle scosse prodotte dai 7 fili d’acciaio elettrificati. Gli operatori presenti, vista la situazione e l’altezza raggiunta dall’orso, hanno ritenuto di allontanarsi immediatamente dal luogo, in quanto non vi erano le condizioni per provare ad arrestare l’animale in posizione di sicurezza per gli operatori.

Circa 10 minuti dopo gli operatori presenti hanno appurato, ritornando sul punto, che l’orso era effettivamente fuoriuscito dalla recinzione perimetrale. Gli stessi hanno subito effettuato un’attenta ricognizione della recinzione perimetrale individuando il punto di fuga di M49. In particolare la conferma della fuga è stata rilevata tramite tracce inequivocabili (pelo sulla parte alta ed esterna e della recinzione perimetrale e un’orma sul fango, all’esterno della stessa).
Le prime verifiche Dalle prime ore del mattino il personale forestale ha effettuato perlustrazioni con veicoli nelle aree adiacenti il Centro vivaistico forestale di Casteler (loc Roccia, Mattarello, ecc).
Dalla tarda mattinata sul luogo è intervenuto altro personale del Nucleo cinofilo del Corpo forestale che, con prudenza e gradualità, ha accertato che l’orso fosse effettivamente uscito non solo dal recinto elettrificato, ma anche dall’area di proprietà del Casteler (ca 35 ettari). Nel pomeriggio e in serata, ad ulteriore verifica dell’assenza in zona di M49, è stata effettuata a una ricerca con drone del Nucleo droni dei Vigili del Fuoco permanenti di Trento.
Le verifiche hanno accertato che l’orso M49 non era in zona; questa informazione ha permesso di attivare nella mattina del giorno successivo una ulteriore ricerca con i cani da orso per tracciare la via intrapresa dal plantigrado: verso nord-est in direzione della Marzola, montagna sovrastante la collina est di Trento. Ciò con l’obiettivo prioritario di escludere che il plantigrado si fosse diretto verso la città.
Rispetto alla riportata relazione del Servizio Foreste e fauna, preme solo sottolineare come la scelta di non anestetizzare M49 sia stata assunta dal personale veterinario al fine di far correre i minori rischi possibili all’animale, tenuto conto della reazione dello stesso post cattura (quando è apparso relativamente tranquilllo). Ancora, il dott. Genovesi di ISPRA si è già espresso rispetto alle modalità con le quali le operazioni sono state condotte, ritenendo condivisibile proprio la scelta di non anestetizzare. Allo stesso modo, ha ritenuto normale il fatto che il collare sia stato tolto nel momento in cui M49 veniva introdotto nel recinto. Infine, a seguito di apposito sopralluogo di due funzionari ISPRA avvenuto in data 17 luglio 2019, ha sottolineato come il recinto di Casteller si presenti più che adeguato sia sotto il profilo strutturale (va ricordato che contiene orsi da 12 anni e ancora oggi è presente una femmina), sia sotto quello della manutenzione.

15 luglio – 22 luglio 2019: dal giorno della fuga di M49, il personale del Servizio foreste e fauna e del Corpo forestale ha attivato un servizio di presidio territoriale, di informazione e supporto h24 nella zona della Marzola.
Nella mattinata del giorno 16 alle ore 9.29 M49 viene ripreso da una fototrappola in zona Marzola, Susà di Pergine. Anche nella serata dello stesso giorno, 16 luglio, alle ore 22.54, M49 viene ripreso da una fototrappola sul versante est della Marzola (Bosentino). Da allora non sono state registrate segnalazioni di questo esemplare se non impronte e feci in zona Marzola, ma riferibili a qualche giorno prima.
Nell’immediatezza della fuga, appena ricostruita la dinamica ed il comportamento assunto dell’animale, il Presidente Fugatti ha dato indicazioni al personale forestale affinchè provvedesse all’abbattimento di M49 nel caso in cui questi assumesse comportamenti che potessero determinare un pericolo reale e concreto per gli operatori o per terzi.
Questa indicazione è stata codificata nella nuova ordinanza assunta formalmente il 22 luglio 2019 e che integra la precedente ordinanza del 1 luglio, lasciando quindi aperta la possibilità di cattura, ma ordinando l’abbattimento qualora, appunto, si determinassero situazioni di pericolo per la pubblica incolumità.

Fonte: L’Adige