PERUGIA – Armi e controlli. Armi e crisi economica. Armi ed eccessi. Il rapporto è strettissimo, deve esserlo, perché il possedere e maneggiare un’arma non può che avere come primaria condizione la completa affidabilità fisica, mentale ed economica

I dati diffusi dalla questura durante la festa per il centosessantunesimo anno di fondazione della polizia, mettono in evidenza un dato che può essere interpretato in un senso duplice e al tempo stesso univoco. Il numero intanto: in un anno, sono centinaia le licenze da caccia su cui la divisione di Polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione diretta da Maria Letizia Tomaselli ha posto il veto. Quante? Almeno cinquecento.

A fronte di 2610 rilasci-rinnovi di licenze per il porto di fucili da caccia nel periodo primo maggio 2011-30 aprile 2012, per quanto riguarda lo stesso periodo di riferimento 2012-2013 i rilasci sono stati 2230. Dunque, 380 in meno. A questi bisogna aggiungere le 125 licenze da caccia rifiutate (nel periodo precedente erano state 97), senza dimenticare i 9 ricorsi trattati dalla Prefettura e altri cinque dal Tar.

I numeri sono importanti, ma le motivazioni forse anche di più. E se una è rappresentata dal binomio crisi economica – età avanzata della maggioranza di appassionati della caccia, dall’altro lato vengono alla luce situazioni che testimoniano tanto l’attenzione delle forze dell’ordine in materia di armi quanto una realtà allarmante sotto il profilo dei comportamenti sociali. Alla base di buona parte del mancato rinnovo o rilascio delle licenze di caccia, dicono dalla questura, ci sono motivazioni relative agli abusi con l’alcol e alle violenza domestiche da parte di chi al tempo stesso possiede uno o più fucili. Guide in stato d’ebbrezza e segnalazioni o denunce per atti di violenza in famiglia, dunque, diventano inevitabilmente l’allarme che porta la questura a bloccare l’autorizzazione a usare armi.

Pianeta truffe. Spulciando i numeri di un anno di attività di polizia, un’altro dato che balza agli occhi è il +433,33% su Perugia città in fatto di lotta alla contraffazione. Trentadue sequestri in un anno rispetto ai sei del periodo precedente. Anche in questo caso da un lato va rilevato il sempre più preoccupante, e scorretto a livello di concorrenza, assalto di prodotti d’abbigliamento falsificati; dall’altro però una risposta sicuramente importante.
Una risposta oltretutto interforze, che prende il via da uno specifico tavolo in Prefettura con il Comune e che vede impegnati guardia di finanza, municipale, carabinieri e polizia in un controllo continuo ai mercati cittadini (soprattutto quello del sabato a Pian di Massiano) la Fiera dei Morti ma anche nei negozi. Sempre in tema, non può sfuggire il 75% di denunce per truffe telematiche (14 rispetto a 6) derivante dall’aumento continuo di affari su internet e transazioni con carte di credito.

 

Fonte: il messaggero