TRENTO. Nove conigli in un sol giorno, contro i dieci catturati e liberati in tre settimane. È stata una “caccia” molto ricca quella portata a termine ieri al cimitero dai volontari della Lav, affiancati nella circostanza da un team di specialisti giunti da Ferrara. Per la prima volta sono state utilizzate le reti a metratura, che si usano abitualmente per le lepri. Con il risultato di avere fatto un passo decisivo nella bonifica del cimitero. «I conti non tornano rispetto a chi, come Cia e Giuliani, aveva causato degli inutili allarmismi parlando di 150 animali», dice Simone Stefani della Lav. «Secondo i nostri calcoli, nel campo nord ne sono rimasti 5 o 6, mentre in quello sud a causa del cantiere è difficile essere precisi». L’impressione tuttavia è che si sia quasi alle battute finali.

Le operazioni ieri sono avvenute in pieno giorno, davanti agli occhi di alcuni cittadini incuriositi: non capita tutti i giorni di vedere qualcuno correre a perdifiato facendo zigzag fra le tombe, con al seguito altri individui “armati” di retina. Ma la strategia si è dimostrata molto produttiva: gli “inseguitori” infatti si muovevano in modo da orientare i conigli verso una delle due reti, lunghe cinquanta metri ciascuna e alte meno di un metro, tirate lungo i lati dei campi funerari (e poi spostate a piacimento nelle diverse zone del cimitero). La “squadra” ferrarese era composta da due ispettori della polizia provinciale, affiancati da due collaboratori volontari e accompagnati da Laura Brunello, dell’Associazione animali esotici (Aae) della città emiliana. La professionalità di questi operatori era stata richiesta dalle associazioni ambientaliste proprio per impedire inconvenienti agli animali rimasti impigliati nelle reti. «Le lamentele della gente hanno spinto a optare per questa metodologia, che è più drastica rispetto alle trappole», spiega Brunello. «Nella rete c’è una sacca detta “inganno” e l’animale rischia di farsi male se non è preso da mani esperte». A impressionare è il “grido” di terrore dei conigli in quei lunghi attimi di prigionia, che ieri faceva venire davvero i brividi. «Il loro “zigare” è anche detto l’urlo della morte, perché quando lo emettono credono di essere destinati alla fine. Lo fanno per avvisare gli altri: infatti tutti spariscono subito. Scopi analoghi ha il gesto di battere la zampa sul terreno».

Simone Stefani conferma: «Le gabbie trappole non avevano dato i risultati sperati e c’era bisogno di un’azione più intensa, anche se da animalisti tendiamo a lasciarla per ultima. Proprio per questo abbiamo chiamato degli esperti». Si tratta della quarta opzione considerata a Trento: dopo la gabbia (con carota e meccanismo a scatto) si era infatti passati ai retini (tenuti sospesi a mezz’aria da un operatore grazie al braccio lungo due metri e lasciati cadere sull’animale attirato in un “punto cibo”), mentre il “Super Talon”, la pistola lancia-rete non è stata utilizzata a causa della pioggia, che ne ha di molto ridotto l’efficacia.

Ma dopo l’intervento di ieri non è detto che si torni alla rete a metratura. «È un sistema abbastanza risolutivo che abbiamo voluto sperimentare», precisa Stefani. «Sulla base del censimento che faremo ora, decideremo come intervenire per gli animali rimanenti. Essendo pochi è probabile che si torni alle gabbie, modificate per l’occorrenza, o a dei recinti».

I conigli catturati sono stati tenuti in “trasportini” il più possibile protetti, per tranquillizzarli, e poi liberati in giornata. Dove? «Lungo l’Adige», spiega Stefani. Che rassicura: «No, non c’è il rischio che tornino. La colonia si era divisa nel momento degli scavi alle Albere. Quelli del cimitero sono qui da allora perché hanno trovato un ambiente non ostile. Hanno le loro tane nel campo nord, mentre in quello sud stanno sulla collina sorta per i lavori accanto alla barchessa, un luogo ideale per loro».

 

Fonte: Il Trentino