Questa è la storia di Mafalda (nome fittizio), una femmina lupoide di oltre 16 anni, morta di recente a seguito di una grave malattia. Mafalda vive per i suoi primi anni abbandonata a se stessa, una delle tante randagie del Sud Italia che non hanno affetti o cure. La trovano per strada alcuni volontari e la coccolano all’interno di un Canile per oltre dieci anni.

Il tempo passa, Mafalda inizia ad invecchiare, nessuno la vuole. Un giorno però la sua vita cambia. La adotta una ragazza del Nord Italia, per Mafalda si aprono le porte di una splendida casa circondata dal verde. Mafalda sta bene, tuttavia, anche per lei inizia la vecchiaia e i primi acciacchi si manifestano sempre più consistenti. 

Una sera Mafalda crolla, la sua amica disperata la porta da un veterinario, iniziano lunghe e costosissime cure e successivamente terapie anche a casa . Mafalda dopo un mese non ce la fa e lascia per sempre la sua amica bipede per dirigersi sul ponte dell’arcobaleno.

Questa è una storia come tante, ma c’è del marcio che viene a galla: i cacciatori.

Dalle lastre eseguite spuntano decine di pallini di piombo conficcati nella pelle della nostra piccola lupoide. In parole povere, la Nostra Mafalda, mentre girovagava in giovane età fiduciosa nelle campagne del Sud Italia, per sua sfortuna incrociò dei cacciatori infami che la colpirono volutamente sulla schiena, ma non riuscirono ad ucciderla. Per oltre 16 anni Mafalda ha convissuto con quei pallini nel suo corpo. Questa è una delle tante testimonianze di quanto sono schifosi i cacciatori, sparano ad ogni cosa che si muove, assassini legalizzati senza cuore.

 

 

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