Danni a colture e argini di fiumi, ma manca un piano nazionale. Per abbattere i roditori arruolati anche volontari e cacciatori
 02/01/2018 - ANDREA ZAMBENEDETTI (La Stampa Nazionale) -  La nutria è nel mirino. A dichiararle guerra Regioni, Province e Comuni che hanno schierato un esercito (di volontari) con licenza di uccidere. Truppe impegnate in una miriade di fronti, senza che ci siano regole d’ingaggio universali. La guerra al Myocastor coypus non è solo una questione di strategia, come in tutte le battaglie che si rispettino, è anche una questione di fondi.  Il nemico è semisconosciuto: non c’è un censimento che dica quante sono in Italia e questo rende anche difficile capire se le strategie messe in campo siano efficaci. Non esiste neppure un piano nazionale che possa dettare regole certe per tutti (a sollecitarlo sia gli agricoltori che enti locali), così non c’è altra possibilità che procedere in ordine sparso. Il Veneto ha stanziato 100 mila euro per il 2018. La Lombardia nell’ultimo bilancio ne ha previsti 200 mila e il Friuli 22 mila. In Piemonte, Novara ha un proprio piano, ad Alessandria è appena partito quello quinquennale ma c’è qualche difficoltà a trovare i volontari.

La città metropolitana di Torino a sua volta ne ha uno, con diverse sensibilità sui metodi da utilizzare per contenerle. Ma non basta perché in materia di nutria ogni comune può dire la sua attraverso le ordinanze e i ricorsi al Tar, presentati nel tempo, non si contano. «Giù le mani dalla nutria» mettono in guardia gli animalisti che di essere additati come la causa del problema non ne vogliono sapere. «Non siamo stati certo noi a liberarle. Non è come fare i blitz per liberare i visoni, con le nutrie bisogna starci attenti. La prima cosa che fanno è mordere ma lo fanno per paura, sono animali dolcissimi». Spiega Paolo Mocavero, leader di cento per cento animalisti che dal 2008 combatte per la difesa della nutria. «Bisogna conviverci e dar loro la possibilità di non riprodursi». Secondo quanto contenuto nei piani di eradicazione approvati dalle Regioni le nutrie provocano gravi rischi idraulici: «La consuetudine – recita il documento Veneto – di scavare gallerie e tane ipogee con sviluppo lineare anche di diversi metri può compromettere la tenuta delle arginature di canali di irrigazione di scolo delle acque e dei bacini artificiali in occasione di piene». Una nutria può avere due gravidanze l’anno e partorire fino a dodici esemplari per volta. Nel piano della Regione Emilia Romagna è indicato un tasso riproduttivo annuale di 13,6 piccoli per femmina.

«I 100 mila euro che abbiamo stanziato – spiega l’assessore regionale veneto alla Caccia Giuseppe Pan – servono per l’acquisto di trappole, per la formazione dei volontari e per i rimborsi per le cartucce». Neanche sul fronte dei danni una quantificazione dettagliata. «Stiamo comunque parlando di centinaia di migliaia di euro – sottolinea Martino Cerantola, presidente della Coldiretti del Veneto – i consorzi di bonifica sono costretti a intervenire per rinforzare gli argini minati dalle loro tane. Senza contare i danni in agricoltura. La nutria è ghiotta di mais».  Attualmente in Veneto sono cinquemila i cacciatori formati ed è previsto che fuori dalle aree urbane si possa sparare a vista, ad avere l’autorizzazione a sparare sono anche i vigili urbani di Treviso.

Dall’altra parte del Lago di Garda, in Lombardia, il consigliere regionale del Partito democratico Marco Carra è impegnato da anni in una lotta serrata. «In commissione avevamo chiesto che venisse confermata la cifra promessa di 600 mila euro per il 2018, il nostro emendamento era stato accolto all’unanimità poi però ne è passato uno che prevede lo stanziamento di 200 mila euro. Secondo noi sono troppo pochi. Uno studio dell’università di Pavia dice che in Lombardia ci sono un milione e 300 mila esemplari ma c’è addirittura chi sostiene siano 3 milioni». Gli operatori volontari chiedono come rimborso spese per l’abbattimento, la cattura e lo stoccaggio delle nutrie circa 5 euro a capo. L’abbattimento diretto è consentito «mediante arma da fuoco di calibro 12 o a canna rigata di piccolo calibro».

 

Nella sola Provincia di Mantova si è già speso per la nutria, negli ultimi dieci anni, oltre un milione e 200 mila euro. Ma rimangono le 12 mila gabbie e 300 persone formate. A Copparo, in provincia di Ferrara, la caccia alla nutria si è chiusa il 23 dicembre. Sempre in Emilia, a Modena, nel 2017 i calcoli parlano di 10 mila nutrie abbattute. Un numero in linea con quello degli ultimi sei anni. Non mancano le note di colore, quasi leggendarie. In Provincia di Treviso, l’ex assessore alla Caccia (ora la competenza è passata alla Regione) Mirco Lorenzon, ha organizzato addirittura un ciclo di cene a base di nutria. «Ha una carne squisita, ed è ottima con i vini del Piave».