14 maggio 2019 – Tutti vorrebbero uscire dal carcere, lei invece no, ormai si era affezionata agli agenti penitenziari che si prendevano cura di lei, ai detenuti che facevano altrettanto. E le piaceva giocare nel cortile dell’istituto penitenziario, arrampicarsi sulle piante e correre avanti e indietro, nei corridoi della prigione. Lei si chiama Woda ed è una gatta di 21 anni. È arrivata al carcere Gozzini di Firenze (chiamato anche Solliccianino) quando era incinta, molti anni fa. Dopo la cucciolata, i piccoli furono adottati. Lei rimase nel carcere, diventando una specie di mascotte di alcuni lavoratori del penitenziario e dei suoi reclusi, che facevano la colletta per darle da mangiare. Era stata adottata con il beneplacito della direttrice Margherita Michelini, anche lei si era affezionata a quella gattina.

Poi, qualche mese fa, al penitenziario Gozzini è cambiata la direzione. La nuova direttrice, secondo quanto riferito da chi vive il carcere, non è particolarmente d’accordo con la presenza di un gatto tra le sbarre, così come del resto altri agenti penitenziari. E così adesso, la gattina dovrà lasciare i suoi spazi, il suo cortile, i suoi corridoi, quell’ambiente in cui è vissuta per vent’anni circa. Un problema di poco conto, direbbe qualcuno, visto che si tratta di un gatto. Probabilmente non la pensano allo stesso modo gli animalisti, visto che per la gatta potrebbe essere traumatico lasciare un luogo in cui ha vissuto praticamente tutta la sua vita. Tanto più che la gattina è malata, ha problemi ai reni, prende medicine costantemente. In queste ore, la notizia sta circolando attorno agli ambienti del carcere. Una delle possibilità potrebbe essere quella che la gattina venga trasferita niente meno che in un altro carcere, quello di Pistoia, dove potrebbe essere nuovamente adottata dagli agenti. Altrimenti, si è già detta disponibile una famiglia di Bergamo.

Nelle ultime ore, anche in seguito all’articolo di Corriere Buone Notizie, sembra che la situazione si sia sbloccata e la direzione abbia fatto dietrofront. A confermarlo è lo stesso cappellano: «Sì, la gattina potrà restare nel carcere Gozzini». Una storia a lieto fine, dopo un rischio concreto che avrebbe scontentato quasi tutti, a partire dalla gatta.

Fonte: il Corriere della Sera