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GLI ANIMALI NON FANNO POLITICA

Di Giorgio Viscardini

 

 


Foto per gentile concessione di Centopercentoanimalisti

Sabato scorso a Milano alcuni animalisti hanno manifestato contro il banchetto di Pro-test, un’associazione pro-ricerca che chiede rispetto per i ricercatori che lavorano nei laboratori e sperimentano sugli animali. Di Pro-test ne avete sentito parlare più o meno un mese fa, sempre a Milano e sempre in materia di ricerca e laboratori; anche questa volta i sostenitori del modello animale per la ricerca farmacologica e gli “anti” si sono scontrati. I ricercatori hanno piazzato un banchetto e gli animalisti hanno imbracciato cartelli e striscioni. Poi sono arrivati i fumogeni, i poliziotti e parecchie foto da cartella stampa. Nelle fila degli anti-ricerca c’erano anche quelli di Centopercento animalisti, un’associazione no profit che da due mesi si è data una forma che in Italia va un sacco, quella di “movimento con sito web”. La loro azione si è consumata prima con il furto di un palloncino “Pro-test” poi con una gita dalle parti di Porta Genova, obiettivo “affissione”.

Quelli di Centopercento non sono esattamente attivisti-tipo, anzi, dal 2003 ad oggi si sono più volte scontrati con le “associazioni del settore”, una a caso, Fermare Green Hill. Ma andiamo con ordine. Sul loro sito, alla voce “chi siamo”, si legge che il movimento è apolitico, che è contro gli animalisti politicizzati “e infiltrati che hanno rapporti segreti con allevatori di animali da macello e vivisettori”, che diffida di chi si definisce “antispecista”, che si autofinanzia—no magliettine, pupazzetti o tesserine—e che sostiene i combattenti di ALF. Se digitate “Centopercento animalisti” su un motore di ricerca o parlate per due minuti con una persona interessata anche solo vagamente alla lotta animalista, del movimento Centopercento scoprirete un altro paio di cose. Cosa uno, che sono fascisti. O almeno questo è quello che si dice. I motivi sono principalmente due: uno, il suo fondatore, Paolo Mocavero, candidato nel 1999 a sindaco di Padova nella lista Destra Veneta—spalleggiata da Forza Nuova—e due, il loro modo di vestirsi, porsi e parlare—e scrivere, tipo gli striscioni. Quando ho chiesto al mio antispecista li ha definiti dei paraculo. Loro negano tutto, e se li chiamate “il braccio animalista dell’estrema destra italiana”, si incazzano. Per saperne qualcosa di più ne abbiamo parlato direttamente con Paolo.

VICE: Chi siete, cosa fate?
Paolo Mocavero: 
Siamo di Padova, siamo molto forti in Veneto, in Emilia-Romagna e in Lombardia, soprattutto in Lombardia. Difendiamo tutti gli animali, siamo tutti vegani, raramente ci sono dei vegetariani e ovviamente non abbiamo gente che mangia carne o pesce. Il veganesimo è la coerenza animalista, ed è quello che chiediamo ai nostri militanti.

Cos’è successo sabato scorso a Milano?
C’è stata la manifestazione dei vivisettori, loro si definiscono “ricercatori”, ma per noi rimangono dei vivisettori. La vivisezione non serve a nulla, e per fortuna negli ultimi anni la coscienza animalista è cresciuta. Questi qua sono preoccupati del loro posto di lavoro, noi li abbiamo disturbati. Che poi ci dicano che facciamo parte dei cattivi non ce ne può fregare di meno. A noi interessa disturbare queste manifestazioni, e ci siamo riusciti, dell’immagine non ci interessa. Non dobbiamo vendere pupazzi, siamo liberi di fare quello che vogliamo.

Cosa ne pensate dell’associazione Pro-test, o dei ricercatori in genere?
Sono trent’anni che vanno avanti, non sono ancora riusciti a sconfiggere un normalissimo raffreddore. E quelli che funzionano sugli animali, al 100 percento non funzionano sull’uomo. È una falsa scienza, loro curano ma non guariscono, fanno di quegli esperimenti allucinanti, è tutto inutile, perché poi sull’uomo nella maggior parte dei casi le loro cure non funzionano, anzi, fanno male.

Qual è l’obiettivo di Centopercento?
È semplice, la liberazione animale. Basta allo sfruttamento animale, basta al macello. Pensa che c’è ancora gente che va da McDonald’s, capisci? Poi ci lamentiamo dell’obesità infantile, ma i ragazzini continuano ad andarci. Già mangiare carne non fa bene, figuriamoci roba del genere.

Avete rapporti con altre associazioni?
Certo. Con alcune collaboriamo, con altre no. Il WWF ha dichiarato “Ammazziamo le nutrie” e con loro non potremmo mai collaborare. L’animalismo deve essere pulito in tutti i sensi. Noi siamo sempre disposti a collaborare, e se non lo facciamo è perché vediamo del marcio. L’animalismo non è sfruttamento economico, e soprattutto non è politica. Purtroppo un buon 40 percento dell’attivismo italiano è legato alla politica.

Eppure sul vostro sito parlate bene di un personaggio come Michela Brambilla. Non è politica? Non è attivismo di comodo? La signora borghese che vuol bene ai cagnolini?
La Brambilla è una dei pochi politici italiani che non ci ha ancora deluso. È una che si espone, che ci tiene, altri non l’hanno mai fatto. La Brambilla mi sembra una che non ragiona per i soldi o per la fama. Diciamo che ce li ha già, e non ha bisogno dell’animalismo per ottenerli. Lo fa col cuore, e noi la stimiamo.

Questa è una delle tante cose che vi distingue dall’animalista e attivista-tipo. Immagino che nell’ambiente non siano in tanti ad apprezzare una come la Brambilla. Quando penso all’animalista penso all’anarchico, voi non lo siete, e in più ci mettete i vestiti, gli striscioni, un certo tipo di linguaggio. Voi e lo stereotipo dell’animalista c’entrate poco.
Sono contento che tu lo dica. È proprio vero, non c’entriamo niente. Centopercento è piena di gente che lavora, e che al di là dell’attivismo ha una vita sociale. Io lo prendo come un complimento, perché gli altri fanno propaganda per sentirsi riconosciuti, e parlano di animali per ideologia politica, e a noi questo non va bene.

Eppure è lo stesso che dicono di voi, ma al contrario, sul fronte della destra. Nel vostro sito vi definite apolitici, eppure molti vi considerano schierati, e anche molto. Vi danno dei fascisti.
Ma non lo siamo. Quella dei fascisti è una grandissima bufala, anche perché nel nostro gruppo c’è di tutto, politicamente. Lo dicono per screditarci. Gli animali non fanno politica, e men che meno chi dice di difenderli. Lo fanno perché siamo diversi, e si vede. Ma non è che siamo diversi perché siamo di destra, siamo diversi perché abbiamo una vita sociale, e un lavoro. E chi viene con noi lo sa. Centopercento funziona per passione, e per nient’altro. Prendi me. Io quest’anno ho dieci processi. Gente che mi ha querelato, o per dichiarazioni, o per manifestazioni, insomma per quello che facciamo di solito, no? Ecco, se la mia non fosse una passione, credi che andrei avanti? Ma chi me lo farebbe fare?

Chi è che vi dà dei fascisti?
Diamo fastidio un po’ a tutti, ai nostri nemici, agli allevatori, ai macelli, ma anche a certi animalisti che per ideologia e per politica ci danno addosso. Li abbiamo smentiti in più di un’occasione, ma d’altra parte è l’unica cosa di cui ci possono accusare, perché per il resto siamo il gruppo più coerente che c’è, è un dato di fatto.

Però nel tuo caso la politica ha avuto un bel peso. Nel 1999 ti sei candidato nella lista Destra Veneta. Un po’ di politica, e di politica di destra, l’hai fatta.
Ma non c’entra proprio nulla. Quella è stata un’esperienza di provocazione, ed è stata 14 anni fa, nel 1999. È stata un’esperienza di tre mesi, per le elezioni e basta.

Però allora certe idee ti andavano bene.
Guarda, certe sì, certe no. Alcune le condividevo, tante altre no. I migliori amici miei sono i gay, io lavoro in discoteca, uno dei miei migliori amici è il gay per eccellenza, Maurizio, non dico che siamo sempre assieme, ma quasi. Ripeto, parliamo del 1999, non di un anno fa, e da allora non ho più fatto nulla di simile. È stata un’esperienza, ma un’esperienza del passato.

Quindi chi vi definisce “il braccio animalista dell’estrema destra italiana” sbaglia.
Io sto con gli intelligenti, gli stupidi li lascio fuori. Gli intelligenti si informano, gli stupidi credono e basta.

Però non vi dispiace usare toni, diciamo forti. Sul vostro sito ho trovato un po’ di affermazioni importanti… Cosa volete dire quando incolpate alcuni animalisti di avere rapporti con “allevatori di animali da macello e vivisettori”?
Be’, è una polemica nata anni fa, quando alcune associazioni spagnole ma anche italiane, a Roma e a Milano, hanno esposto animali morti. È stata una vergogna. Pensa se in Africa o nei Paesi in guerra mettessero a congelare i bambini morti per poi usarli come immagini di pace, sarebbe allucinante. Ecco, c’è chi ha fatto lo stesso con gli animali. Oltretutto, stando ad alcune nostre indagini—ma basta anche pensarci—queste associazioni hanno avuto a che fare direttamente con i macelli o con gli allevatori, per le carcasse. È ovvio no? Non è che un animale morto lo trovi in discarica, è illegale, e poi sarebbe ridotto in modo impresentabile. Quelli che hanno esposto erano ancora interi. Un pesce dopo qualche giorno puzza, e puzza parecchio. Quelli che hanno usato loro dovevano essere freschi. Non è pazzesco per degli animalisti? Ecco.

Ma di che associazioni parli?
Be’, basta che fai una ricerca e le trovi, le associazioni son quelle.

E perché diffidate di chi si definisce “antispecista”?
Perché spesso chi usa questo termine lo usa per far politica, e all’antispecismo ci attacca l’antifascismo, l’antirazzismo e queste robe qua, che ben vengano eh, ma che con l’animalismo c’han poco a che fare. Io non dico di non far politica, ma di far quella, punto, non tutto il resto. Se sei animalista non fare il politicante, smettila. Che poi a me non frega niente se un neofascista dell’ALF libera un animale, io mi tolgo il cappello, se un comunista o un brigatista liberano un animale, grazie. Capito no?

E la stessa cosa vale per tutti, anche per quelli di Fermare Green Hill.
Guarda, a me quelli non stanno simpatici, perché sono politicizzati, ma quando fan qualcosa, son contento, e gli dico bravi.

Come l’occupazione dei laboratori di farmacologia a Milano.
Certo, ormai li conoscono tutti, e a prescindere dalle cazzate che fanno spesso, quella di Milano è stata una cosa eccezionale. Han fatto un gran bel lavoro, bravi. E questa è proprio la differenza tra noi e loro. Noi gli diamo atto di quello che fanno, quando lo fanno bene, anche se ci stanno sulle palle. Loro, mai.

E questo perché vi considerano di destra.
È l’unico modo con cui possono attaccarci, per screditarci, sono dieci anni che ci provano. All’inizio ci riuscivano anche, adesso no. L’animalismo politico ha interessi sporchi, politici e di soldi. Noi non facciamo né politica né soldi. Loro sanno che abbiamo molti simpatizzanti in tutta Italia, e anche molta credibilità a livello mediatico. Ti posso assicurare che i movimenti di destra non hanno tutta sta  credibilità, o sbaglio? Noi ce l’abbiamo, con la stampa. Alla fine se tu mi hai chiamato vuol dire che qualcosa funziona, no? Se fossimo come ci dipingono non avremmo questa visibilità.

Non è che i media vi cercano proprio perché l’idea di un animalista-fascista desta più interesse di un animalista-qualunque?
Be’, per un motivo o per l’altro noi siamo conosciuti, e credibili. Noi andiamo avanti con i fatti, e non con le parole. Se poi gli altri parlano di noi e sbagliano, ma ci tornano utili, ben venga. La parola giusta è “rispetto”, e noi siamo i primi a rispettarci. Alla fine la differenza tra noi e loro si vede dalle piccole cose. Quando manifestiamo la gente ci teme, le forze dell’ordine ci tengono a distanza, loro no, loro sono in mezzo alle persone a dare i volantini. La credibilità è importante, e noi l’abbiamo.