LUCCA. «Sono stato io». Marco Zappelli, 58enne di Ghivizzano, si è presentato alla caserma dei carabinieri di Coreglia Antelminelli di domenica pomeriggio, per confessare di aver sparato a Gianfranco Barsi. È lui il “cacciatore di uomini” sulle cui tracce erano sguinzagliati cinquanta carabinieri: quelli delle stazioni di Mediavalle e Garfagnana e gli uomini del nucleo operativo. Il fato ha voluto che proprio mentre l’uomo si apprestava a confessare il suo crimine, i carabinieri stessero ascoltando di nuovo Riccardo Barsi, il giovane che ha assistito alla scena, scampato per miracolo alla mattanza. I due si sarebbero addirittura incrociati nei corridoi della caserma: «È lui, lo riconosco – ha urlato il ragazzo ai militari – È l’uomo che ha sparato a mio padre».

Marco Zappelli disoccupato da un paio di anni, ha un figlio sulla trentina che lavora in una cartiera, una compagna che ogni sera lo aspetta a casa e per passare il tempo coltiva l’hobby della caccia. Subito dopo la confessione, da Coreglia è stato portato al comando provinciale di Lucca. Ad attenderlo c’erano il sostituto procuratore Antonio Mariotti, assieme al colonnello dei carabinieri Marco Rosi, al capitano Paolo Floris e al comandante della compagnia di Castelnuovo Paolo Volontè. Zappelli è rimasto dentro il comando del Cortile degli svizzeri fino a tarda sera. Dopo aver rilasciato dichiarazioni spontanee, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande che gli inquirenti gli hanno rivolto per cercare di chiarire meglio la dinamica dei fatti. Zappelli, difeso dall’avvocato Sara Romani, è stato portato al carcere San Giorgio, dove è attualmente detenuto con un fermo di polizia giudiziaria. Nei prossimi giorni il pm Antonio Mariotti chiederà la convalida al giudice.

Nelle sue dichiarazioni spontanee il 58enne cacciatore ha confermato di aver sparato a Barsi, ma non ha chiarito né la dinamica né i motivi del folle gesto. I due, però, non si conoscevano, come già testimoniato da Riccardo, il figlio di Gianfranco. Prende piede, dunque, l’ipotesi del raptus improvviso scatenato dalla lite. I Barsi avrebbero notato l’uomo che cacciava nel loro terreno e lo avrebbero invitato ad allontanarsi. Secondo quanto raccontato ai militari dall’unico testimone, il figlio Riccardo, il cacciatore ha risposto con fare minaccioso: «Io sparo dove voglio».

A quel punto, babbo Gianfranco ha messo mano al telefono minacciando di chiamare le forze dell’ordine. Zappelli non c’ha pensato due volte: ha alzato il fucile e da distanza ravvicinata ha fatto fuoco contro il più grande dei Barsi. Dopo averlo atterrato e ridotto in fin di vita, non contento, ha rivolto l’arma nei confronti di Riccardo, esplodendo due colpi. Il giovane si è salvato correndo fra gli olivi, mentre le pallottole fischiavano sulla sua testa. Una ricostruzione a cui ancora manca la versione di Zappelli, che per il momento resta in silenzio. Su di lui pesa l’accusa di tentato omicidio.

Fonte: Il Tirreno