5 novenbre 2019 – Nessuna sospensione per il progetto di ricerca sui macachi promossa dall’Università di Torino. Lo ha deciso il Tar del Lazio. A darne notizia è la stessa Lav, che da mesi si sta battendo affinché i macachi non vengano accecati per la sperimentazione sulla corteccia visiva. L’associazione animalista però non si rassegna e annuncia il ricorso al consiglio di Stato. Soprattutto, dicono, perché nel corso dell’udienza sarebbero emersi ulteriori elementi.

“Lav ha appreso con sconcerto che ai macachi attualmente stabulati presso l’Università di Parma sono già state impiantate delle viti conficcate nel cranio e, in primavera, inizieranno operazioni chirurgiche più invasive, circostanza che rende ancora più urgente lo stop al progetto, tanto che il 21 aprile vi sarà una ulteriore chance a livello giudiziario, con una decisione del Tar Lazio sul merito degli esperimenti”, spiegano dall’associazione. Per questo hanno deciso di presentare ricorso: “Speriamo che il consiglio si pronunci nelle prossime settimane, accogliendo le nostre buoni ragioni giuridiche e scientifiche”.
Nel ricorso al Tar, gli attivisti hanno contestato “la totale assenza” di motivazione dell’autorizzazione rilasciata dal Ministero della Salute ma su questo “il tribunale non ha risposto chiedendo a noi quali siano le alternative agli esperimenti, aspetto che, in questo ambito, compete al Ministero della Salute e al Consiglio Superiore di Sanità”. È stato invece riconosciuto il diritto dell’associazione di accedere alle relazioni sulla sperimentazione degli animali, finora negate.

Il professore dell’Università di Torino che guida il progetto smentisce però alcune affermazioni della Lav. “Accolgo con grande soddisfazione la decisione del tribunale – spiega Marco Tamietto -. Soprattutto per tre punti: il Tar ha riconosciuto che l’associazione animalista non ha fornito né una prova né un principio della prova dell’esistenza di metodi alternativi, che la salute umana è prevalente adottando una posizione chiaramente specista e che è stato preso atto positivamente delle accortezze avute dalle amministrazioni (Ministero e università, ndr) per garantire il benessere degli animali e limitare il numero di quelli utilizzati”. È molto duro, inoltre, sull’esistenza di viti già impiantate nei macachi: “Smentisco categoricamente che sia così, non sono stati impiantate viti sugli animali”.

Fonte: Repubblica