Una vera e propria gogna mediatica rischia di travolgere l’intera comunità scolastica dell’Istituto comprensivo 1 “F. Pentimalli” diretto dal dirigente Francesco Bagalà all’indomani della triste vicenda che ha coinvolto un bidello, accusato di aver ucciso a bastonate un gatto randagio che si era intrufolato all’interno della scuola.

Il 63enne gioiese, che in molti descrivono come un uomo fino a ieri mite e ligio al dovere, è stato deferito in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Palmi su segnalazione dell’Osservatorio sui diritti dei minori della Regione Calabria alla stazione Carabinieri e successiva denuncia dell’Enpa (Ente protezione animali).

Il caso è assurto a dimensioni nazionali dopo che i principali media hanno rilanciato senza troppe verifiche l’agenzia stampa che riportava la durissima presa di posizione del Garante per l’Infanzia, Antonio Marziale, in cui, tra virgolette, si dava anche conto del messaggio pervenutogli dalla delegata degli animalisti italiani Maria Antonia Catania la quale, erroneamente, aveva inquadrato l’efferato episodio come se fosse avvenuto in un’aula davanti ai bambini.

In realtà – così come cristallizzato anche dalle attività d’indagine dei Carabinieri – il gesto si sarebbe consumato dentro la palestra della scuola media da tempo in disuso perché inagibile, mentre nel cortile antistante era in corso una lezione di ginnastica con gli alunni della 4B elementare, da qualche anno ospitata insieme ad altre classi in quell’edificio a causa di criticità strutturali al piano superiore dell’adiacente complesso scolastico.

Il preside Bagalà ha chiesto che venga allentata la pressione sulla scuola, temendo che si possa ripercuotere sulla serenità dei ragazzi e ha fatto capire che non si sbilancerà sull’episodio fino a quando non finirà di relazionare all’Ufficio scolastico provinciale.

Intanto la comunità gioiese, e non solo, sul caso si divide come non mai: da una parte vi è l’indignazione degli animalisti convinti che chiedono la testa del bidello (addirittura c’è chi ha promosso una petizione per il licenziamento in tronco); mentre altri, pur condannando il gesto, ritengono sia in atto un giustizialismo che ha messo sulla graticola in modo sommario un padre di famiglia.

Fonte: la Gazzetta del Sud