Un’associazione animalista aveva diffuso le immagini dell’ingozzamento delle anatre costrette in gabbie minuscole.
Francia.

-25 gennaio 2015- Per la prima volta un produttore di foie gras alla sbarra: accusato di crudeltà. Per la prima volta in Francia, un produttore di foie gras finisce alla sbarra, con l’accusa di “gravi sevizie e atti di crudeltà” contro oche e anatre indifese e ingabbiate.
La denuncia è partita da un’associazione per la difesa degli animali.

Nel novembre 2013, l’Organizzazione non governativa L214 diffuse un video in cui si denunciavano le condizioni di ingozzamento forzato (“gavage”) nelle fattorie che lavorano per il marchio Ernest Soulard, che rifornisce i grandi ristoranti parigini, basato nella regione della Vandea. Nel video, sfilavano le immagini di animali praticamente immobilizzati nelle loro gabbie individuali. Fu tale filmato shock che indusse prima lo chef britannico Gordon Ramsay e poi il grande chef Joel Robuchon a sospendere le forniture. Per l’avvocato di L214, Hélène Thouy, “se la società sarà condannata, ci saranno conseguenze sulla pratica, già vietata in numerosi Paesi”.
Per l’ONG, questo primo processo in Francia sul “gavage” consentirà di “discutere del fondamento e della legalità o meno di questa pratica” e delle “conseguenze che può avere sugli animali”.

L’incriminazione per atti di crudeltà è passibile di trentamila euro di multa e due anni di prigione.  La società produttrice corre ai ripari: “Non siamo dei barbari”, replica Roland Tonarelli, direttore generale del marchio Soulard, secondo cui “la questione è capire se ci siano stati o meno maltrattamenti: dimostreremo passo passo, minuto per minuto, che non è il caso. Abbiamo elementi fattuali per provare che il video è una montatura (…) e che non è stato girato da noi”. “Quel filmato ha danneggiato i produttori e contribuito ad un clima di sospetto”, conclude il direttore, dicendosi sicuro che uscirà “pulito” da questa vicenda. Opinione opposta a quella degli animalisti che rivendicano l’autenticità delle immagini.  La sentenza è attesa per il 19 marzo prossimo.

 

Fonte: Articolo tre