La storia conferma che ci sono sport più pericolosi di altri, anche se purtroppo ultimi episodi recenti hanno dimostrato che si può morire anche su un campo da calcio o da pallavolo. Quando muore qualcuno mentre pratica lo sport che ama, soprattutto se pericoloso, le correnti di pensiero sono generalmente due. La prima è quella più sentimentale e sposa la teoria secondo cui chi muore assecondando la propria passione è l’essere umano più fortunato del mondo, mentre la seconda è quella del più cinico “se l’è cercata”.

In effetti correre in moto o in macchina ha una percentuale di rischio altissima e purtroppo continuano a esserci brutti incidenti che mietono vittime. In generale tutte le discipline che si basano su una velocità elevata comportano dei rischi: non dimentichiamo per esempio il ciclismo e lo sci.

Ma l’ultima morte, e forse più sconvolgente perché quella tutto sommato più anacronistica, è quella di Simone Montgomerie, 26enne australiana nonché fantina di galoppo. La giovane è morta durante la Darwin Cup, a poca distanza dal traguardo. La ragazza è stata scalzata dal suo cavallo ed è caduta pesantemente al suolo. E’ stata trasportata in pronto soccorso, dove poco dopo è entrata in coma e infine è morta.

Perché ne parlo? Perché Simone era una rarità nel suo mondo: il popolo dei fantini è quasi esclusivamente maschile e lei, che era unica e superava tanti colleghi, era considerata una pioniera nel suo entourage. Ma ciò che mi ha scossa di più è che Simone era mamma di due bambini. Io sono fortunata, ho una mamma meravigliosa e senza di lei non saprei come fare, perciò mi chiedo quanto possa essere brutto crescere senza una parte così importante della propria vita.

Mi feci la stessa domanda quand’ero ragazzina e vidi in diretta la morte di Ulrike Maier, la sciatrice austriaca rimasta vittima di una caduta fatale durante la discesa di Garmisch. Anche lei aveva una bambina, anche lei aveva 26 anni. E aveva manifestato il desiderio di ritirarsi. Col senno di poi, se solo l’avesse veramente fatto…

Non voglio assolutamente far passare il messaggio di morti più gravi di altre, però mi chiedo quale sia il limite tra professionalità e irresponsabilità in casi come questi. Perché in effetti anche le hostess – tanto per fare un esempio limite – rischiano la vita ogni giorno, oppure le poliziotte e via dicendo. E questi sono solo mestieri “semplici” e non pure passioni.

Simone è morta per una tragica fatalità che lei stessa aveva sicuramente messo in conto. Ma è giusto mettere a rischio la propria vita pur sapendo che a casa ti aspetta qualcuno che ha bisogno di te? Io non riesco a darmi una risposta e rimando la questione a voi, anche se non posso nascondere che apprezzai molto, in tempi diversi, le scelte di ritiro da parte di Manuel Poggiali, Loris Capirossi e Casey Stoner, decisi a lasciare il pericolo per potersi occupare della famiglia, in tutti i sensi.

di Ilaria Bottura

 

Fonte: Eurosport