AZZANO DECIMO 30 dicembre 2014 -L’ex sindaco di Azzano Decimo Enzo Bortolotti (nella foto di copertina a destra) ha coinvolto l’amministrazione comunale «strumentalmente», con l’intento di «procurarsi, a spese della collettività, un patrocinio legale per una questione di carattere privato». Così la Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia ha motivato la condanna dell’ex primo cittadino a risarcire il Comune che guidava per un importo pari a 979,20 euro oltre alle spese di giudizio, 225,07 euro. La sentenza, pubblicata ieri, è stata pronunciata il 18 novembre.

Era stata la procura della Corte dei conti a citare in giudizio l’ex sindaco. Aveva avuto notizia, su segnalazione del collegio dei revisori del Comune di Azzano Decimo, dell’avvenuta liquidazione di una parcella per prestazioni professionali rese dall’avvocato Roberto Longo nell’ambito di un procedimento penale che riguardava l’allora sindaco. La giunta comunale aveva autorizzato il primo cittadino a sporgere denuncia-querela per diffamazione aggravata e abuso d’ufficio nei confronti dei responsabili di un articolo di stampa del 15 giugno 2008 in cui veniva riferito di una infrazione per eccesso di velocità che sarebbe stata commessa dall’allora amministratore.

Su iniziativa del segretario comunale era stato conferito incarico di tutela a un legale e la parcella era stata liquidata dal Comune. La Procura aveva sentito i componenti della giunta che, l’11 settembre 2008, avevano approvato la delibera: Massimo Piccini, Gino Mascarin, Angelo Franco Bortolus e Renzo Fregonese. Avevano spiegato che «la delibera era stata assunta – si legge negli atti – solo dopo che il comandante dei vigili aveva negato l’esistenza di una violazione del codice della strada riferibile a Bortolotti». Lo stesso giorno dell’approvazione della delibera, però, la contravvenzione era stata notificata nell’abitazioone del sindaco. Ma gli assessori non lo potevano sapere e quindi la loro posizione era stata archiviata.

«Lo sviluppo della vicenda – si legge nelle motivazioni – semntiva i presupposti che avevano determinato l’adozione della delibera. Gli elementi acquisiti provano che il coinvolgimento dell’amministrazione comunale fosse strumentale all’intento del sindaco di procurarsi, a spese della collettività, un patrocinio legale per una questione di carattere privato». Da qui la decisione della Corte dei conti di condannare l’allora sindaco al risarcimento dell’ente che guidava.

Fonte: Il Messaggero