6 aprile 2019 – La favola di Disney  rivista da Tim Burton ci ha emozionati ieri sera al cinema teatro Delle Rose a Piano di Sorrento . Dumbo è il film più visto al cinema nella giornata di ieri sabato 6 aprile, con un incasso di 851 mila euro pari a 128 mila spettatori. L’elefantino volante tiene dunque a bada il nuovo arrivato Shazam che di presenze ne ha registrate 85 mila per 597 mila euro incassati. Anche oggi che è domenica molte persone sceglieranno trascorrere un paio d’ore al cinema, ma difficilmente la situazione attuale cambierà. Lunedì mattina avremo i conti dell’intero weekend e Dumbo sarà ancora stabile in prima posizione, seguito da Shazam e da A un metro da te  e la novità Noi, che attualmente si stanno contendendo la terza posizione. E non è nemmeno troppo lontana l’altra novità del weekend Book Club – Tutto può succedere, attualmente in quinta posizione.

Flaminia Greco ne ha scritto una bella recensione.

Il “Dumbo” firmato Tim Burton è volato nelle nostre sale il 28 marzo scorso: a 80 anni di distanza dal classico Disney, l’elefantino dalle orecchie spaziali, nonostante porti con sé nuove pesanti riflessioni, continua a volare con leggerezza disegnando i contorni di un sogno con un lievi tonalità “dark” e una scia di leggera nostalgia.
Protagonista indiscusso del magico cartone del 1941, il personaggio di Dumbo non assume lo stesso ruolo nel remake. Se nella versione Disney il regno animale predominava lo schermo relegando la presenza umana a brevi comparse marginali, Tim Burton propone un racconto in cui l’uomo riacquista importanza e l’elefantino diventa il filo conduttore di più storie che si intrecciano fra loro. Questo “Dumbo” narra di un acclamato acrobata a cavalloHolt Farrier (Colin Farrell). Tornato dalla guerra in cui ha perso un braccio, scopre che la moglie è morta per un’epidemia d’influenza, che il circo è in sofferenza e che i suoi cavalli sono stati venduti. Con grandi aspettative il circo ha investito sull’acquisto di un’elefantessa gravida, mamma Jumbo, il cui nascituro dovrebbe radunare le folle risollevando le sorti dell’attività. Al momento della nascita, quella che doveva essere la tenera e spettacolare attrazione si scopre però essere un flop. Il piccolo Jumbo, poi ribattezzato Dumbo, ovvero tonto, con le sue orecchie troppo grandi per essere definito un elefante, si rivela una truffa.  Dumbo ha troppe orecchie, Holt ha poche braccia. A Dumbo cercheranno di nascondere quelle orecchie per non deludere il pubblico, a Holt imporranno un braccio feticcio per evitare di impressionarlo. Dumbo e Holt sono scherzi della natura, tipici  freak burtoniani.
Il film è anche la storia dei due figli dell’acrobata, Milly e Joe.  Hanno affrontato la perdita della madre da soli, hanno sofferto da soli e da soli sono maturati accettando i cambiamenti. Al ritorno del padre lo attendono ansiosamente in stazione, aspettando il ritorno di quel senso di protezione che deriva dall’essere figli e che rischia di sfumare alla vista della mutilazione.  Anche a Dumbo viene strappata la madre, anche lui resta senza protezione. Milly e Joe sono il topo del Dumbo” degli anni 40immedesimandosi nella sofferenza del piccolo elefantino si prenderanno cura di lui e scopriranno, per caso, la sua straordinaria capacità di volare. Questa scoperta sarà l’inizio di un ricongiungimento familiare e sarà proprio l’elefantino a permettere a Holt di ritrovare l’autostima persa e riconquistare la fiducia indiscussa dei figli restituendo loro quella sensazione di protezione che va aldilà di qualunque menomazione fisica.

Ma il film ripercorre anche le vicende di Max Medici (Danny De Vito), unico proprietario del circo “Fratelli Medici” che dalla crisi passa al successo arrivando a vendersi in cambio di allettanti promesse di gloria. Il circo verrà acquistato dal cinico proprietario di un immenso parco divertimenti, interpretato da Michael Keaton. Max si ritrova a dover fare i conti con un socio di maggioranza spietato e agguerrito, per cui il guadagno è più importante della sua stessa compagna, l’acrobata Colette, interpretata da Eva Green. La farà volteggiare ad altezze elevate tralasciando volutamente la rete di sicurezza perché “la rete è solo per le prove”. La necessità di un dispositivo di sicurezza rende evidente il pericolo, che non deve essere assolutamente percepito dagli spettatori: un po’ come l’inaffondabile Titanic e le sue scarse scialuppe.
Max realizzerà ben presto che il prezzo da pagare per la gloria derivante dalle sue scelte è la fiducia dei suoi collaboratori che si vedranno licenziati da un giorno all’altro. Il piccolo Dumbo lo aiuterà a capire l’insostenibilità di continui compromessi con la propria coscienza, scoperta che guiderà le sue successive drastiche decisioni.

L’elefantino dalle orecchie spaziali così da unico protagonista si trasforma in trait d’union che lega tutti i personaggi, determinando il percorso delle loro evoluzioni. A riprova di ciò, alcune scene chiave del cartone, per molti intoccabili, sono state modificate, cambiando il punto di vista. Gli elefanti rosa, da allucinazioni si trasformano in giochi di illusionismo circense. L’incontro fra Dumbo e la mamma diventa straziante più che commovente. Lo stormo di corvi presente nel cartone, scompare.
Il mondo umano domina lo schermo e il numero di temi affrontati, fra le righe e non, aumenta con l’introduzione di nuovi personaggi. La crudeltà alla base dello sfruttamento degli animalinei circhi viene ulteriormente evidenziata con i fari puntati sul diritto alla libertà di esseri nati per stare in natura e non chiusi in gabbie. Oltre alla tenerezza del rapporto madre-figlio, emergono spunti di riflessione sull’etica professionale, sulla comunicazione fra genitori e figli, sul dominio delle grandi multinazionali, sulla precarietà, sulla forza di volontà, sui valori che guidano le vite di ciascuno. Permane la morale del riscatto dei più deboli, dei diversi, dei freak che tanto piacciono a Tim Burton: se nel cartone la vittoria apparteneva solo all’elefantino, questa volta è un’intera categoria a rialzarsi vittoriosa.

Il trucco di Dumbo ha quell’inconfondibile tocco burtoniano che, per il resto, si manifesta ma in sordina. Questa scelta potrà deludere gli amanti del regista e del suo stile, così come lostravolgimento della trama e dei personaggi presenti nel cartone firmato Walt Disney di 80 fa, potrà deludere i nostalgici che si aspettavano una maggior fedeltà. Ma proprio grazie a alla combinazione di queste due scelte, da semplice remake di un film per bambini, “Dumbo” diventa una pellicola destinata a un pubblico mistoEtà e maturità dello spettatore diventano lenti che rendono visibili gli aspetti più impegnativi agli adulti. Gli stessi aspetti che restano celati dall’inconsapevolezza dei bambini, che usciranno dalle sale avendo visto solo la storia di un elefantino che, grazie a due bambini, scopre di saper volare, si ricongiunge alla madre riconquista con lei la libertà, di un “diverso” che alla fine vince.

Fonte: Positano News