14 dicembre 2017 – Convegni e meeting con parterre de roi. Il 21 giugno 2010, per esempio, Francesco Bellomo aveva preso la parola alle 16.30, in un simposio organizzato a Bari, subito prima di Piercamillo Davigo e dopo l’allora procuratore della Repubblica Antonio Laudati e una cascata di cattedratici. La dimostrazione nel diritto penale, recita il titolo di quella giornata, promossa da Diritto e scienza, la rivista del consigliere di Stato. Non solo, la locandina ricorda l’accredito dell’ordine degli avvocati. Da quanto tempo andava avanti il sistema Bellomo? Domanda inquietante, mentre le ragazze rimaste invischiate nella sua ragnatela svelano nuovi dettagli. «Ricordo una volta che Bellomo si è arrabbiato perché ho indugiato a mandargli una mia foto intima», è quanto svela la giovane al Corriere della sera. «Non era la prima volta che me le chiedeva. Gliene avevo inviate altre. Subito dopo è intervenuto Nalin chiedendomi perché non volessi rispettare i patti con il consigliere».

Sì, il contratto che le donne, laureate in giurisprudenza e in corsa per entrare in magistratura, stipulavano con il magistrato fra una lezione e l’altra, firmando a occhi chiusi clausole incredibili, umilianti, mortificanti. Lasciando che Bellomo sorvegliasse le loro vite, imponesse l’abbigliamento, rigorosamente con minigonne nere e tacchi a spillo, controllasse ogni momento la loro vita privata, sfruttasse la loro vulnerabilità portandole a letto e, già che c’era, divulgando particolari, come dire, privati dei loro rapporti. Incredibile, il consigliere di Stato aveva pure una sorta di braccio destro, appunto Davide Nalin, pm a Rovigo e mediatore con le allieve nella scuola Bellomo.

Dettagli che sembrano inverosimili e invece affiorano nelle denunce presentate qua e là per l’Italia. Per ora indagano le procure di Bari, la città di Bellomo in cui si svolgevano i suoi gettonatissimi corsi, e Piacenza. Ma altri uffici potrebbero aprire fascicoli conoscitivi nei prossimi giorni. Promesse vellutate, millanterie, sottili violenze psicologiche, una sorta di plagio di gruppo. Al momento non ci sono reati ma le due toghe rischiano sul piano disciplinare: Bellomo è a un passo dalla destituzione, il caso Nalin, ancora più imbarazzante perché il pm si occupava di femminicidi e della condizione e della donna, arriverà al Csm domani: con ogni probabilità il magistrato verrà sospeso dalle funzioni e dallo stipendio.

Resta lo sconcerto per quella che sembra una fiction scritta da sceneggiatori cinici e invece è un capitolo inedito di cronaca giudiziaria. Da un lato l’accademia, i corsi, la teoria, dall’altro le sventurate dottoresse in legge finite dentro una trappola più grande di loro. Anche se rivestita con i sacri paramenti della legalità. Bellomo era il dominus, a quanto pare abilissimo perché non si ipotizzano violenze o molestie. Toccava a lui l’ultima parola. Perfino sui fidanzati di queste aspiranti magistrate, soggiogate dal carisma e dal potere del consigliere di Stato.

Fonte: Il Giornale