cacciatori nella Marca – escalation di atti criminosi da parte degli assassini legalizzati

TREVISO. Poco più di tre settimane fa, il via ufficiale alla stagione venatoria. Dal 20 settembre a oggi già cinque gli incidenti di caccia nella Marca e due altri episodi che hanno visto contrapporsi cacciatori e semplici cittadini. Una escalation di pericolosità, tra spari troppo a ridosso degli edifici e proiettili vaganti, che va a macchiare uno sport che nel Trevigiano ha uno dei suoi maggiori bacini con oltre seimila appassionati. Le leggi in materia venatoria e il codice penale parlano chiaro, eppure c’è chi sgarra e si macchia di reati che vanno ad alimentare quel senso diffuso di contrarietà a fucili e pallini.

Sabato pomeriggio a San Biagio di Callalta sono dovuti intervenire i carabinieri per sedare una lite scoppiata poco prima tra due cacciatori, padre e figlio, e la proprietaria di un fondo in via Rosmini. Le due doppiette erano entrate nei terreni della famiglia della donna, pare addirittura aprendo un cancello. La signora si era accorta della violazione ed era intervenuta per cacciare i due. I toni si erano presto alzati, tanto che i tre erano arrivati anche alle mani. Erano intervenuti i carabinieri per calmare gli animi e ora l’episodio con ogni probabilità finirà a colpi di denunce tra i protagonisti.

Domenica, invece, la cronaca degli incidenti di caccia aveva avuto come sfondo il Montello, una delle patrie delle doppiette di Marca. Silvano Mattiuzzo, pensionato di 78 anni di Nervesa, stava trascorrendo la mattinata alla ricerca di funghi nella zona della strada panoramica. Era stato scambiato per una lepre mentre stava facendo pipì dietro a un cespuglio . A far partire il colpo, S.G., 83 anni, cacciatore da una vita. La fucilata aveva raggiunto Mattiuzzo alla pancia e alla gamba destra. Il pensionato era stato elitrasportato al Ca’ Foncello in condizioni serie, ma non in pericolo di vita. Sempre domenica, ma a Mogliano, una donna aveva inseguito una coppia di cacciatori che aveva sparato a ridosso delle case nella zona del quartiere Ovest.

«Ero in giardino con mio figlio quando ho sentito i colpi. Nel campo di fronte alla mia abitazione c’erano due cacciatori che stavano mettendo una lepre in un sacco», aveva raccontato Antonella Toniolo, «quando mi sono avvicinata, loro se ne sono andati. Li ho inseguiti a piedi fino in zona Ghetto e nel frattempo chiamavo le forze dell’ordine: prima la polizia, poi i carabinieri, e ancora la Guardia Forestale e infine un volontario forestale. Tutti si sono rimpallati la questione». Proprio per denunciare lo scaricabarile, Toniolo scriverà al prefetto. Sabato il clamoroso caso nel giardino della scuola media Scarpa a Villorba . «Un fatto gravissimo, intollerabile», aveva commentato la preside Emanuela Pol: un cacciatore aveva individuato una fagiana nel giardino delle medie e aveva sparato, infischiandosene del luogo altamente sensibile, peraltro in un orario in cui erano presenti i ragazzini. I pallini avevano colpito la persiana di un’aula mentre il pennuto era stato lasciato cadavere nel giardino.

A fine settembre, era stato il consigliere comunale della Lega di Casale Roberto Cavasin a essere letteralmente nel mirino di un cacciatore che, una mattina presto, aveva esploso tre colpi sotto la finestra della sua camera, in una zona di campagna a Conscio. «Botti impressionanti, la casa ha tremato per il rimbombo», aveva raccontato Cavasin. Pochi giorni prima, una quindicenne a Ormelle era stata centrata da una raffica di pallini mentre pedalava. In pronto soccorso le erano stati estratti i corpi estranei dalla caviglia. Il responsabile non era stato identificato. Il caso che aveva fatto più discutere l’opinione pubblica è avvenuto a Mareno. Un gruppetto di cacciatori aveva minacciato di sparare se una comitiva di ragazzi Down, che con i quad stava involontariamente disturbando la battuta, non se ne fosse andata subito. Il rappresentante provinciale dei cacciatori veneti, Gianni Capraro, non aveva avuto dubbi: «Chi ha insultato è un deficiente. Va punito lui, non colpevolizzata la categoria».

Fonte: La Tribuna di Treviso

 

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