In autostrada, cacciatori affiancarono e minacciarono con il fucile due operai su un furgoncino: condanna a tre mesi. L’altro imputato aveva chiesto la messa in prova presso una cooperativa sociale
Nel giugno 2013 sull’autostrada Torino-Savona, fra Ceva e Fossano, due operai a bordo del loro furgoncino gli avevano suonato il clacson dopo averli notati in corsia di emergenza fare retromarcia con il loro fuoristrada.
Dopo alcuni chilometri lo stesso veicolo, secondo la testimonianza dei due, li aveva affiancati sulla corsia di sorpasso: “Chiedendo se avessimo qualche problema perché gli avevamo strombazzato poco prima, il passeggero ci ha puntato contro un fucile. Ci siamo spaventati molto, abbiamo preso nota della targa e avvertito la polizia”, avevano raccontato le vittime.
Rinviati a giudizio con l’accusa di minacce F.F. e M.F., fratelli cuneesi cinquantenni, avevano scelto due strade diverse: il primo, che avrebbe puntato il fucile da caccia, aveva chiesto la messa in prova presso una cooperativa sociale, il secondo, assistito dall’avvocato Tiziana Marraffa aveva preferito andare a dibattimento. M.F. è stato condannato questa mattina a 3 mesi di reclusione sostituiti con 6 mesi di libertà controllata.
L’imputato, che era alla guida del fuoristrada, a sua difesa aveva spiegato che quel giorno erano di ritorno da una battuta straordinaria di caccia ai cinghiali: “Mio fratello teneva fra le gambe il fucile, che era senza custodia, avvolto in una camicia perché non si rovinasse. Faceva caldo, il finestrino era abbassato, le canne sporgevano un po’. Mentre li stavamo sorpassando gli abbiamo soltanto chiesto perché cavolo avevano da suonare così, non abbiamo minacciato nessuno”.
 
Fonte: Targato CN