Cacciatore cade e muore nel canalone in val Gallina. Fabrizio Segato era con due amici quando è precipitato per una ventina di metri. L’artigiano di Belluno ha perso la vita per i gravi traumi riportati contro gli alberi

11 dicembre 2016 – BELLUNO. Precipita in un canalone e muore. Fabrizio Segato, 56 anni, della frazione bellunese di Caleipo ha perso la vita ieri mattina, mentre con i due amici cacciatori Beppino Stragà e Manuele Feltrin si stava muovendo sul versante del monte Toc, che fa ombra alla Val Gallina, nel Longaronese. I tre erano a caccia di cervi e camosci e chissà quante altre volte avevano fatto quello stesso percorso, senza inconvenienti. Erano partiti di mattina presto dalla zona di Provagna, raggiungendo un’area difficile e inospitale, ma conosciuta come la propria doppietta.

Non faceva nemmeno tanto freddo per via dell’inversione termica e sul sentiero la brina si era già sciolta, quando Segato è improvvisamente scivolato, rotolando in un canale per una ventina di metri. Gli amici l’hanno visto cadere e scomparire sotto un costone, dove si è fermato in mezzo a un bosco. Stragà ha tirato fuori il cellulare e chiamato il 118: erano le 8.30. L’elicottero ci ha messo giusto cinque minuti per arrivare sul posto e tentare un salvataggio, che alla fine si rivelerà impossibile, perché per l’artigiano bellunese non c’era già più niente da fare. Localizzato il luogo dell’incidente, più o meno a 1.500 metri di quota, sono stati sbarcati il tecnico di elisoccorso e il medico, che una volta atterrato non ha potuto che constatare il decesso per politrauma. Segato ha battuto forte la testa tra le piante fitte ed è morto.

La salma è stata ricomposta e recuperata con l’assenso della magistratura e trasportata fino a Longarone. Il sostituto procuratore di turno Marco Faion ha disposto solo l’ispezione cadaverica, prima di consegnare il corpo alla famiglia per la celebrazione dei funerali, che dovrebbero svolgersi nei primi giorni della settimana, nella chiesa di Castion. Fabrizio Segato era sposato e aveva due figli già abbastanza grandi. Era il titolare di un’azienda che si occupa di coperture edili e tetti, ma anche di manutenzioni delle aree verdi.

A metà novembre la sua casa era stata visitata dai ladri, ma li aveva messi in fuga, pur con qualche brivido, non prima di accorgersi che erano due slavi. La sua scomparsa in un sabato mattina di sole ha suscitato grande commozione, a cominciare da chi era con lui ed è ancora sotto shock. Feltrin è conosciuto come il “Bocia”, perché dei tre cacciatori è il più giovane: «Non l’ho visto cadere, ma ho solo sentito un gran rumore, dal momento che ero una decina di metri più indietro. Non sono in grado di dire perché Fabrizio sia caduto. Dev’essere scivolato, ma non certo per colpa del ghiaccio, visto che a quell’ora lassù faceva senz’altro più caldo che a Longarone. C’era inversione termica e si stava benissimo. Purtroppo l’abbiamo ripetutamente chiamato, dopo la caduta e non c’è stata alcuna risposta da parte sua: l’elicottero è arrivato prestissimo, ma è stato tutto inutile e allora siamo qui a piangere un grande amico». Fabrizio Segato era uno che non rischiava niente in montagna. Impossibile parlare d’imprudenza da parte sua, perché non era proprio il tipo: «Era esperto di montagna, ma proprio questo gli consigliava di essere il più possibile cauto. Una grande persona, che ci ha lasciato davvero troppo presto e siamo tutti molto scossi. Eravamo stati da quelle parti anche di recente e sapevamo benissimo quello che stavamo facendo. È stata senza dubbio una disgrazia imprevedibile, alla quale faccio ancora fatica a credere».

Fonte: Il Corriere delle Alpi