Urbino, 25 luglio 2016 – È in lutto il mondo dello sport urbinate. Il professor Alberto Carneroli, già campione europeo di Tiro a volo, è morto nella sua abitazione a seguito di un infarto. Nulla lasciava presagire il malore perché Carneroli, 73 anni, godeva di buona salute ed era anche riuscito a superare una brutta malattia che l’aveva colpito anni fa. «Facevamo progetti per le prossime uscite a caccia», racconta al telefono dalla Grecia uno dei suoi amici più cari, Gianfranco Rossi, già direttore amministrativo dell’università. «Eravamo cugini di primo grado – racconta Rossi – ma per molti aspetti quasi fratelli. La caccia ci appassionava tantissimo tantoché due giorni prima di partire ci eravamo visti e avevamo pianificato le uscite da fare dopo l’estate. Questa notizia mi sconvolge perché giunge inaspettata; si era ripreso da una malattia di anni fa, invece all’alba l’infarto non gli ha lasciato scampo. Sono poi bloccato in Grecia dove non ho un traghetto per tornare a Urbino e così al dolore della perdita si aggiunge quello di non poter abbracciare subito i familiari».

Carneroli era a Urbino, in tutta la provincia, ma anche per gli appassionati del Tiro a volo in tutta Italia, una vera autorità indiscussa. «Per quindici anni è stato nella nazionale italiana di Tiro al piattello specialità fossa – racconta Gianfranco Rossi –. Ha ottenuto tutti i risultati prestigiosi che si possano immaginare, aveva iniziato come cacciatore perché la sua vera e grande passione era la caccia. Il Tiro a volo per lui era qualcosa in secondo piano, e tutti sapevamo che riusciva ad eccellere ai massimi livelli senza doversi impegnare. Era un vero talento in questa disciplina sportiva». Il periodo d’oro di Carneroli – che nella vita è stato anche docente di matematica prima nelle scuole medie e poi all’istituto magistrale di Urbino nonostante la laurea in farmacia – è quello che va tra il 1974 e il 1985. «Nel 1974 vinse il campionato italiano assoluto di Tiro al piattello, specialità fossa. Poi nel 1975 a Vienna si aggiudicò il Campionato europeo individuale, con lo spareggio contro un famoso antagonista, Silvano Basagni. La sua vittoria fece clamore. Poi vinse i giochi del Mediterraneo e divenne membro della squadra italiana: con questa vinse iCampionati mondiali a squadre nel 1977 ad Antibes, battendo Spagna e Stati Uniti. Nel 1976 non riuscì ad andare alle Olimpiadi di Montreal – con suo gran dispiacere – perché selezionarono solo due tiratori».

Con questa fama, Carneroli diede indiscusso prestigio e ulteriore impulso alle attività del campo di Tiro a volo d’Urbino, che in certi periodi divenne un riferimento di grande presa. «Era un esperto della materia, sempre fedele al fucile Perazzi, anche se per altre attività aveva molti altri fucili specifici, e ovviamente possedeva i Benelli – racconta Rossi –. Grazie al suo talento, la Società di tiro a volo di cui anche io fui presidente per un breve periodo, riuscì ad avere ben quattro tiratori di categoria extra, quando in tutta Italia ne esistevano solo 50. Carneroli con Nino Venturini, Mario Pascucci e Riccardo Crinelli del Gallo erano un polo d’attrazione per questo sport». Amava anche raccontare come viveva questo sport… «Certo, perché era un ottimo affabulatore. Trascinava i compagni, creava entusiasmo e non si occupava solo di tiro, anche perché era il presidente locale della Federcaccia. Alberto aveva seguito da vicino – da dirigente – le vicende del Volley femminile d’Urbino, dove giocava pure la figlia». Il funerale sarà martedì 26 con partenza alle ore 15,15 dall’ospedale di Urbino. Il rito funebre sarà in cattedrale.

Seguirà la tumulazione al cimitero di san Bernardino.

Fonte: Il Resto del Carlino