Lodi, 25 novembre 2013 – Era perfettamente integrato a Lodi Dinu Balazs Timis, il 34enne romeno rimasto ucciso domenica intorno alle 18,30 in Oltrepo, per un colpo di fucile dopo una battuta di caccia al cinghiale. Tutto è avvenuto a Menconico, località pavese a nord di Varzi. Dinu era insieme a Radu T., 38enne di Bascapé. La vittima, al volante di una Ford Galaxy, si sarebbe messo ad armeggiare con il fucile dopo aver accostato a bordo strada e avrebbe inavvertitamente fatto partire un colpo dalla sua carabina calibro 270, quindi molto potente. Questo sarebbe nella sua giugulare non lasciandogli scampo nonostante gli immediati soccorsi. Forse per uno spasmo il 34enne ha lasciato la frizione l’auto è finita da sola in una scarpata.

Il 118 e i carabinieri hanno faticato a raggiungere l’auto, da cui comunque l’amico è uscito illeso. Il luogo era isolato e buio. Dinu lascia la moglie Mihaela e tre figli: Laura di 12, Dinu di 9 e Edi di 2 anni. «Era un padre esemplare che non si potrà godere i suoi figli» dice la moglie affranta. Ora vivono in via Dossena. Fino a due settimane fa vivevano in un palazzo di periferia in via Fatebenfretelli, zona San Fereolo. Qui, da circa sette anni, conosceva il coinquilino e connazionale Dorci Govnilo che ieri, affranto per l’accaduto, ha ricordato: «Quel ragazzo, originario del mio paese che è Borsa Maramures (una città della Romania di 27.888 abitanti, del distretto di Maramureþ, nella regione storica della Transilvania), era regolarmente assunto da una ditta romena che in Italia si occupa di montaggio di mobili ed era un grande lavoratore. Ha personalmente rimesso a posto, con parquet, battiscopa e tanti accorgimenti, la nuova casa affittata poco lontano dalla precedente. Era in Italia da almeno 15 anni e così sua moglie con la quale aveva costruito una bellissima famiglia. I suoi genitori invece si trovano in Romania».

Anche l’ex vicino di casa Alberto Alberici ha espresso tutto il suo cordoglio: «Sono sinceramente addolorato, vedevo sempre la moglie con i figli. Parliamo di persone per bene, rispettose, che non hanno mai avuto problemi con nessuno. E anche i piccoli oltre ad essere bellissimi sono molto educati». Amici comuni riferiscono che la famiglia, almeno in parte, era cattolica. «Li vedevo andare a dottrina» ha aggiunto un uomo che però preferisce rimanere anonimo. Il coadiutore della parrocchia di San Fereolo Roberto Abbà racconta: «Fino a domenica pomeriggio la ragazzina era qui in oratorio con le amiche ma di sicuro nessuno poteva immaginarsi nulla di simile, siamo molto dispiaciuti benché non conoscessimo direttamente il padre».