11 febbraio 2019 – Capisci che sono bambini non dallo spasso con cui schiacciano il grilletto di una carabina per tiro sportivo o dal chiasso della finta doppietta del simulatore digitale di caccia alle anatre. Lo capisci quando si coprono gli occhi davanti alla testa di un cervo abbattuto in Slovenia ed esposto tra i trofei. E quando trattengono il voltastomaco mentre su un grande display spiegano che nella caccia al cinghiale la parte “ricreativa” non finisce con l’animale abbattuto «grazie a proiettili di ultima generazione che non ne devastano le carni pregiate», ma quando viene mostrata la precisione chirurgica necessaria a squartare la bestia ed estrarne le viscere. Meglio se a mani nude, perché anche questo è un modo per «la difesa delle nostre tradizioni», che poi è diventato il vero motto della fiera delle armi grazie alle migliaia di tracolle gialle regalate dalla Confederazione delle associazioni venatorie. «C’è gente che non mi piace, non è più una fiera per veri cacciatori. Sembra un parco giochi dove tutti credono che basta prendere la mira per sentirsi un cecchino come nei film», dice il vecchio Giorgio, cacciatore maremmano che accarezza con mano ferma il calcio di un fucile “vintage” venduto a 25mila euro. «Sta diventando una passione per ricchi», ammette indicando uno degli stand più affollati. È quello dell’agenzia che organizza battute nell’Est Europa.

Nei padiglioni c’è la folla dei grandi eventi che segue un percorso a suo modo “culturale”. Con tanto di uomo di Neanderthal nel suo villaggio tra pelli e armi preistoriche, per spiegare che in fondo si è sempre ucciso per mangiare. Al banchetto accanto vendono salami di selvaggina: «Da allevamento, non da caccia», spiegano da dietro il bancone come a voler rassicurare. I numerosi ragazzini arrivati in compagnia dei genitori (dopo aver firmato una liberatoria che esenta l’ente fieristico e gli espositori da ogni responsabilità) si distinguono per la maglietta arancione consegnata all’ingresso, così da differenziarli dalla folla di adulti che impugnano mitra o mimano sgraziate mosse da samurai afferrando una machete. Alcuni sono bambini ancora nel passeggino. Con curiosità guardano il babbo chiedere al venditore quale rivoltella è più adatta alle sue mani grosse. «Sa, non vorrei che il dito si incastrasse proprio quando devo schiacciare».

Quella vicentina è l’unica esposizione d’Europa nella quale non ci sono limitazioni all’ingresso. L’Istituto pubblico di assistenza e beneficenza di Vicenza, tra gli enti più influenti della città, ha voluto esprimere più di una preoccupazione. «Che senso ha sul piano strettamente pedagogico, non solo ristretto all’ambito dei minori, ma rivolto anche alla popolazione nel suo complesso, l’organizzazione di manifestazioni come quella sulle armi in generale?», domandano in una nota consegnata agli organizzatori. «Non sarebbe più opportuno, per minori ancora in piena età di formazione – insistono – una loro totale esclusione dalla possibilità oggi invece concessa di potervi accedere? Perché non organizzare una qualche manifestazione altrettanto mediaticamente supportata a sostegno della tolleranza e del rispetto reciproco?». Qualcuno ci ha provato. Mentre tra i padiglioni aspettavano Salvini per ringraziarlo di avere dato una bella spinta al settore con la direttiva che rende più facile l’acquisto di armi, a poca distanza presso i padri Saveriani si sono confrontati, in un dialogo costruttivo, con i sostenitori dello stop alla progressiva liberalizzazione nella vendita di armi e i rappresentanti delle associazioni di chi ha reagito uccidendo o ferendo i rapinatori e adesso deve affrontare lungaggini giudiziarie e che perciò chiedono una riforma delle norme sulla legittima difesa. Un incontro che non avrebbe avuto molto senso se, davvero, Hit Show fosse una fiera per attività ricreative. Anche oggi si alterneranno i campioni di tiro al volo, i periti balistici che spiegheranno cosa fare per non scambiare nella boscaglia un essere umano per una lepre, e poi le «anteprime delle creazioni italian style di abbigliamento tecnico», la mostra canina e i convegni sul «turismo venatorio». Un gran bazar nel quale non capisci più se il kalashnikov con il mirino a infrarossi serve a tirare giù un piattello colorato, un alce, o «per spaventare l’amministratore di condominio», per dirla con una delle battute che più hanno avuto successo nello stand dei fucili di precisione.

Fonte: L’avvenire