PADOVA. La carovana del circo è multicolore anche nei sentimenti che vive ed esprime: il divertimento e i sorrisi del pubblico, la fatica e l’allenamento degli artisti e, spesso, la grande sofferenza degli animali. Sofferenza certificata da una sentenza del giudice monocratico di Padova, Stefano Canestrari che, ieri pomeriggio, ha condannato il legale rappresentante del circo Medrano, Albertino Casartelli, 67 anni residente a Bussolengo nel Veronese, a 8 mesi di carcere, sia pure con la sospensione condizionale della pena, per il reato di maltrattamento degli animali.

Reato contestato in seguito a un’ispezione nell’area in cui il circo aveva allestito il tendone a Padova, in corso Australia, nell’ex foro Boario vicino al Gran Teatro Geox in occasione di una tappa della tournée fra il 28 novembre e il 10 dicembre 2012. Secondo l’accusa l’imputato «senza necessità, cagionava lesioni psico-fisiche ad animali anche esotici ricoverati presso lo stesso circo dato che li sottoponeva a comportamenti incompatibili con le loro caratteristiche etologiche».

Nella sentenza, oltre al ristoro delle spese legali sostenute, il giudice ha disposto un risarcimento (4 mila euro) a ciascuna delle tre associazioni animaliste che si sono costituite parte civile, Lac (difesa dall’avvocato Aldo Benato), Lav (avvocato Annamaria Marin) e Anpana (avvocato Maria Morena Suaria). Infine ha stabilito la confisca di due animali che più presentavano problematiche comportamentali causate dai trattamenti subiti, un elefante e un canguro (quest’ultimo sembra che sia nel frattempo sia morto). Il Medrano è uno dei più importanti circhi in Italia, più volte vincitore al festival internazionale di Montecarlo.

L’inchiesta era stata coordinata dal pubblico ministero Benedetto Roberti che, al termine della requisitoria in aula, aveva reclamato la condanna di Casartelli a un anno. E che non aveva esitato a denunciare le drammatiche condizioni di vita degli animali usati per gli spettacoli circensi e costretti in una disperata cattività a vivere in spazi ridottissimi come i felini (tigri e leoni) chiusi in gabbie nude, senza zone d’ombra, allestite sull’asfalto; i rettili chiusi in teche di piccole dimensioni senza verde o rami per riprodurre l’habitat naturale; o gli elefanti (20 gradi almeno la temperatura ideale) costretti al gelo e alle intemperie dell’inverno. Per loro, nessuna lettiera, materiale assorbente degli escrementi o getto d’acqua. In particolare uno degli elefanti manifestava i cosiddetti comportamenti stereotipati,dondolamenti in avanti e indietro indicatori di uno stress cronico. Stress prisofisico rilevato anche su un canguro. L’avvocato Francesco Mocelin (difensore di Casartelli) aveva replicato che «non c’è un unico modo di vivere… Gli animali si adattano pure in natura», respingendo tutte le accuse e difendendo la legittima attività del circo.

Al contrario il pm aveva messo in rilievo che, nel corso della visita dei veterinari dell’Usl 16 chiamati ad autorizzare l’installazione del circo, gli animali erano stati trovati in condizioni diverse (e migliori) rispetto a quelle scoperte dalle Guardie zoofile e dai consulenti della procura arrivati a sorpresa per un’ispezione dopo alcune segnalazioni. «Questa sentenza è un bel punto messo a segno nella lotta contro lo sfruttamento degli animali nei circhi. Lotta che è sintomo di una nuova sensibilità sociale verso gli animali» commenta soddisfatto l’avvocato Benato.

«La condanna conferma l’incompatibilità tra il rispetto delle caratteristiche etologiche degli animali e il loro uso come strumenti negli spettacoli» rilevano la Lav e Luca Zampieri, capo nucleo delle Guardie zoofile Lac di Padova, «Le modalità di detenzione degli animali sono inadatte a garantire il rispetto delle caratteristiche delle specie. Perciò ringraziamo la procura di Padova, e in particolare il pm Roberti, per aver seguito con tenacia il caso».

Fonte: Il Mattino di Padova