NIMIS. Quando, il 29 luglio scorso, dalla finestra della propria abitazione di Nimis sparò con i suoi due fucili contro alcune auto in strada e la veranda di un vicino, Emanuele Filippig, operaio di 47 anni in cassa integrazione, si trovava in uno stato di parziale vizio di mente.

La sua capacità d’intendere o di volere, in altre parole, era sì grandemente scemata, ma non esclusa, a causa di quello che in medicina viene definito «disturbo psicotico breve». Lungi dall’essere dispensato dalle conseguenze penali della propria condotta – come aveva auspicato la difesa, forte di una consulenza di parte che aveva concluso invece per una «totale incapacità di volere» dell’uomo -, l’imputato è stato quindi processato e giudicato responsabile del reato di tentato omicidio che gli era stato contestato.

La sentenza del gup Daniele Faleschini Barnaba, che, tenuto conto della scelta del rito abbreviato (che garantisce lo sconto fino a un terzo della pena) e della riduzione comunque prevista per l’infermità, e concesse le attenuanti generiche, lo ha condannato a 4 anni e 10 mesi di reclusione, oltre che a 40 euro di ammenda per l’ulteriore reato di accensioni ed esplosioni pericolose. Il pm Claudia Danelon aveva chiesto 6 anni e 6 mesi.

Accogliendo la richiesta dei difensori, avvocati Filippo Mansutti (sostituito ieri dalla collega Ida Castaldo) e Francesca Venuti, il giudice ha inoltre disposto la sostituzione della misura cautelare del ricovero in una struttura sanitaria del “Santa Maria della Misericordia” – che il tribunale del Riesame aveva concesso all’indagato dopo un mese di carcere – con gli arresti domiciliari a Nimis, dove abitava con l’anziana madre.

Nel dichiararsi «moderatamente soddisfatti» per la concessione delle generiche, che il pm non aveva ritenuto di chiedere, i legali hanno affermato di «riservarsi comunque alla lettura delle motivazioni istanza di appello, sussistendo alcuni elementi, prima fra tutti il deposito dell’elaborato peritale il giorno antecedente l’udienza – il processo si è svolto con rito abbreviato, condizionato per l’appunto all’esecuzione di una perizia psichiatricandr -, che meritano un’adeguata valutazione in relazione alla violazione del diritto di difesa».

L’incarico era stato affidato allo psichiatra Gaetano Savarese, che «pur riconoscendo un nesso tra l’insorgenza del disturbo e la commissione del reato», aveva ritenuto «la pericolosità derivante attenuata, mantenendo una relazione di presa in carico terapeutica e di monitoraggio articolata all’interno di misura di sicurezza non detentiva».

L’episodio era avvenuto verso le 14.30. Imbracciato prima un fucile di precisione e poi uno da caccia, entrambi regolarmente detenuti, Filippig li aveva puntati contro un’auto in sosta, due in transito e la veranda del dirimpettaio. I primi proiettili furono esplosi dalla finestra e gli altri dal cancelletto esterno. Per spiegare il proprio gesto, l’operaio aveva detto che pensava che gli fossero entrati i ladri in casa. «Mi sentivo controllato – aveva spiegato al gip –, stavo monitorando e avevo chiuso tutte le finestre tranne alcune. Nell’insistere anche per la derubricazione del reato, la difesa aveva ricordato come Filippig sia un cacciatore e come sarebbe stato certamente in grado di colpire il bersaglio, qualora quello fosse stato il suo intendimento. Tutte le parti offese sono state risarcite.

Fonte: Il Messaggero Veneto