24 marzo 2015 – MAERNE. Stipati in spazi che dire angusti è poco. Alcuni feriti, molti debilitati e tra loro diversi cuccioli e cagnoline gravide. In un allevamento fai da te di via Ca’ Bembo a Maerne, i cani erano rinchiusi in gabbie realizzate con materiali di recupero, alcuni cuccioli addirittura in scatole e cassetti di credenze. Comunque in condizioni ben diverse dalla normativa a garanzia del benessere degli animali. Per questo i carabinieri di Martellago, con il supporto del servizio veterinario dell’Asl 13, ieri mattina su mandato della Procura veneziana hanno posto i sigilli al canile abusivo dove gli animali erano lasciati a loro stessi, alcuni denutriti e in precarie condizioni di salute. Denunciati i titolari.

L’operazione è scattata dopo alcune segnalazioni fatte dai residenti a partire da settembre: effettuati tutti i controlli sulle autorizzazioni e le condizioni in cui venivano tenuti gli animali, ieri mattina è scattato il blitz nella casa abitata da una coppia di anziani. Nella loro tenuta in mezzo ai campi avevano creato un canile che però non aveva le autorizzazioni necessarie per esistere: solo un’ottantina, secondo una prima verifica delle associazioni animaliste intervenute, i cani regolarmente censiti e dotati di microchip, ma alla fine di un’intera giornata di controlli, trasferimenti e prime cure, gli animali sequestrati sono stati ben 171, per la maggior parte di razza pastore tedesco, ma anche diversi bassotti.

Alcuni di loro erano tenuti in condizioni precarie, in luoghi giudicati fatiscenti dai veterinari e dai volontari delle associazioni fatte intervenire per la loro custodia, e secondo i quali ci sarebbe anche un cagnolino trovato morto, sotterrato nel campo. Potrebbe a questo punto non essere il solo. Ieri in via Ca’ Bembo è stata una giornata frenetica: diversi volontari, in particolare dell’Enpa, l’Ente nazionale protezione animali di Mira e Treviso, e dell’Oipa, sono intervenuti su disposizione delle autorità per il recupero delle bestiole. Con loro anche il gruppo cinofilo “Dog Angels” e un mezzo di pronto intervento della squadra “Salvanimali”. I cani sono stati presi in consegna dai volontari e sistemati in quattro strutture tra Veneto ed Emilia.

Il proprietario Dino Niero, 76 anni, si difende: «È cominciato tutto quando sono venute qui due donne a contestare un ombreggiante che avevo messo, poi è successo questo caos», si sfoga, «Mi hanno rovinato, sono appena uscito da un infarto per quello che mi è successo, vogliono vedermi morto? Qui non è mai stato maltrattato nessuno: ho 20 mila metri quadri di terreno, i cani sono liberi di correre, in gabbia ci sono solo quelli in calore e i più aggressivi che rischiavano di far male agli altri. Altri erano in casa, ma sempre liberi. Per me e mia moglie questo lavoro è anzitutto una passione: i cani sono nati qui, mi sono sempre preoccupato dell’affidabilità di chi voleva adottarli. Ora è un incubo. Le istituzioni dove sono? Tutelano gli animali e lasciano morire la gente onesta che lavora».

Fonte:  la Nuova Venezia

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